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“Lui, in carcere…”. La notizia su Stasi dopo la bomba su Sempio: l’annuncio dal suo avvocato

  • Italia
Garlasco, Andrea Sempio e Alberto Stasi: i protagonisti del caso Chiara Poggi

Il caso del delitto di delitto di Garlasco torna ancora una volta al centro dell’attenzione pubblica, riaccendendo un dibattito che da quasi vent’anni divide opinione pubblica e aule giudiziarie. Un’inchiesta che sembrava aver trovato un punto fermo con la condanna definitiva di Alberto Stasi oggi si ritrova improvvisamente a fare i conti con nuovi sviluppi, destinati a cambiare radicalmente lo scenario.

Nelle ultime ore, infatti, i magistrati della Procura di Pavia hanno ridefinito l’impianto accusatorio nei confronti di Andrea Sempio, introducendo elementi che potrebbero riscrivere la storia giudiziaria del caso. Una svolta che, se confermata, aprirebbe prospettive del tutto inedite anche per la posizione di Stasi.


Garlasco, Alberto Stasi e la madre: la notizia dopo le novità su Sempio

Il nuovo capo d’imputazione contesta a Sempio l’omicidio volontario aggravato da futili motivi e crudeltà, ipotizzando che alla base dell’uccisione di Chiara Poggi ci sia stato un rifiuto di natura sessuale. Secondo questa ricostruzione, l’uomo avrebbe agito da solo, un dettaglio tutt’altro che marginale perché escluderebbe la presenza di altri soggetti sulla scena del crimine, compreso Stasi.

Proprio su questo punto si concentra la reazione della difesa dell’ex studente bocconiano. L’avvocata Giada Bocellari ha raccontato lo stato d’animo del suo assistito dopo aver appreso le novità: “Sì, sono emozionata. Non che avessi perso la speranza, ma fino a un anno fa non mi sarei mai aspettata una situazione simile”. Parole che restituiscono il senso di una fase delicatissima, in cui ogni sviluppo può avere conseguenze decisive.

Entrando nel dettaglio, la legale ha spiegato che Stasi mantiene un atteggiamento prudente: “Lui è sempre prudente. Di sicuro è contento perché è la prima volta dal 2007 che in un atto ufficiale risulta estraneo a questo omicidio. Ma gli rimane un timore di fondo, rimane in protezione e con i piedi piantati per terra, consapevole che l’esito è in mano ad altri”. Un equilibrio tra speranza e cautela, mentre anche nel carcere di Bollate iniziano a circolare le voci su quanto sta accadendo.

Bocellari, che difende Stasi insieme al collega Antonio De Rensis, ha inoltre chiarito che alcune presunte dichiarazioni attribuite al suo assistito non corrispondono al vero: “che non può dire niente e non vuole, per rispetto dell’Autorità giudiziaria”. Un passaggio che sottolinea la linea difensiva improntata alla massima discrezione in questa fase.

La stessa avvocata ha ammesso di avere “un po’ di speranza in più”, soffermandosi anche sulla scelta dei pm di formulare un’accusa così dettagliata. “Dico solo – ha osservato – che quel capo di incolpazione così analitico e preciso, più di quello che colpì Stasi, fa presupporre che anche gli atti alla base siano molto precisi. Altrimenti la procura sarebbe rimasta sul vago”. Un’analisi che lascia intendere come dietro la nuova impostazione possano esserci elementi investigativi ritenuti solidi.

Di segno opposto resta la posizione della famiglia Poggi, che continua a ritenere Stasi il responsabile dell’omicidio. “Nessuna sorpresa – ha dichiarato la legale – non ho mai commentato o giudicato le loro opinioni e posso solo immaginare il loro dolore per la ferita che si riapre. Spero che attendano di vedere tutti gli atti: se nemmeno così si convinceranno, massimo rispetto e andremo avanti per la nostra strada”. Una distanza che evidenzia quanto il caso resti ancora profondamente divisivo.

Intanto emergono anche le reazioni più personali: la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, viene descritta come “molto emozionata e molto, molto, molto speranzosa”. Sul fronte opposto, invece, Sempio – secondo quanto riferito da persone a lui vicine – sarebbe rimasto sconvolto dall’ipotesi accusatoria. “Non riesce a capacitarsi di questo movente sessuale” e continua a ripetere “ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”. Una linea difensiva netta, accompagnata dalla convinzione di non aver avuto frequentazioni significative con la vittima.


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