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“Io so cosa si sente nell’intercettazione”. Garlasco, De Rensis insiste su quelle parole

  • Italia

Per la prima volta dopo anni, si apre una fase completamente nuova nella vicenda giudiziaria che continua a dividere l’opinione pubblica italiana. La decisione del Tribunale di Sorveglianza di concedere ad Alberto Stasi l’affidamento ai servizi sociali rappresenta un passaggio importante, ma non coincide con la piena libertà. Una distinzione che il suo legale ha voluto ribadire con forza intervenendo in televisione.

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La notizia della scarcerazione ha inevitabilmente riportato sotto i riflettori uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni. Se da una parte il provvedimento viene letto come il riconoscimento di un percorso personale positivo compiuto durante la detenzione, dall’altra resta immutata la posizione giuridica dell’ex studente della Bocconi, che continua a essere il condannato per il delitto di Garlasco.


Il percorso verso una nuova vita e la battaglia per la revisione

Nel corso della puntata di Morning News del 15 giugno, l’avvocato Antonio De Rensis ha commentato il nuovo capitolo della vicenda giudiziaria del suo assistito. Il penalista ha sottolineato come il beneficio ottenuto sia il risultato di un comportamento che i giudici stessi hanno ritenuto meritevole.

“Alberto Stasi non è ancora un uomo libero”, ha precisato il legale, aggiungendo però che “ha meritato questo beneficio grazie anche al suo comportamento, come dicono i giudici”. Parole che fotografano una situazione complessa: da un lato la fine della permanenza in carcere, dall’altro la consapevolezza che il percorso giudiziario non può considerarsi concluso.

Secondo De Rensis e la collega Giada Bocellari, l’obiettivo resta infatti quello di arrivare a una revisione del processo. Le nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio hanno riacceso il confronto attorno al caso e la difesa di Stasi continua a lavorare per dimostrare quella che definisce la sua estraneità ai fatti. Per gli avvocati, questo nuovo scenario permette di affrontare la battaglia legale con maggiore serenità sul piano umano.

Nel corso della trasmissione sono stati mostrati anche alcuni passaggi contenuti nel decreto del Tribunale di Sorveglianza. I giudici evidenziano come il detenuto abbia mostrato la capacità di accettare una condanna che considera ingiusta senza trasformare il rapporto con le istituzioni in uno scontro permanente. Un atteggiamento che, secondo quanto emerge dagli atti, gli avrebbe consentito di riconoscere negli operatori penitenziari una funzione educativa e di crescita personale.

Un altro aspetto sottolineato nel provvedimento riguarda la possibilità, durante gli anni di detenzione e successivamente nel regime di semilibertà, di vivere relazioni considerate normali, lontane dalle dinamiche mediatiche che per lungo tempo hanno accompagnato il suo nome. Un elemento che i giudici hanno valutato positivamente nel quadro complessivo del suo percorso di reinserimento.

Ma è nella seconda parte dell’intervento televisivo che De Rensis ha alzato i toni. Il legale si è soffermato sulle intercettazioni relative alle indagini del 2017 su Andrea Sempio, ponendo interrogativi sulla differenza tra alcune trascrizioni effettuate allora e quelle emerse negli approfondimenti più recenti. L’avvocato ha chiesto come sia possibile che un passaggio definito “incomprensibile” nel 2017 presenti invece una lunga trascrizione nelle analisi successive del 2025, sostenendo che questa discrepanza meriti chiarimenti approfonditi e di sapere cosa fosse contenuto nelle intercettazioni.

Parlando con il giornalista Marco Oliva, De Rensis ha ricordato: “Premesso che io so cosa c’è in quelle intercettazioni. Ora, pensi all’interrogatorio della dottoressa Muscio che dice a Stasi: e il sangue suoi pedali? E il sangue sui pedali?. Che invece non c’era”. Da qui la richiesta che venga spiegato perché, secondo la difesa, vi siano state valutazioni differenti su alcuni elementi investigativi.

Sui social, intanto, molti utenti hanno commentato la vicenda chiedendo maggiore chiarezza. Tra i messaggi più condivisi si leggono frasi come: “Qualcuno deve spiegare definitivamente la questione del sangue sui pedali”, “Se il sangue non c’era, perché se n’è parlato per anni?” e ancora “Serve una risposta chiara e documentata su questo punto”. Commenti che dimostrano come, nonostante il passare del tempo, il caso continui a suscitare interrogativi e discussioni nell’opinione pubblica.


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