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Emilio Fede e la moglie, in famiglia scoppia il caso eredità: “Cosa manca”, cifre enormi

  • Italia

La scomparsa di un genitore porta spesso con sé dolore, ricordi e il difficile compito di gestire un’eredità. Ma quando in gioco entrano patrimoni importanti, beni di pregio e interpretazioni contrastanti delle ultime volontà, il lutto rischia di trasformarsi in una lunga battaglia giudiziaria. È quanto sta accadendo nella famiglia di Emilio Fede e Diana De Feo, dove il confronto tra le figlie continua ad alimentare tensioni e nuove contestazioni.

Dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma per le accuse di circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita, il caso è tutt’altro che chiuso. Anzi, la vicenda sembra destinata a proseguire nelle sedi civili, mentre emergono ulteriori dettagli sulle contestazioni mosse dalla primogenita Simona Fede nei confronti della sorella Sveva.


Emilio Fede e la moglie, scoppia il caso sull’eredità

Secondo quanto ricostruito, al centro del contenzioso vi sarebbero ingenti somme di denaro e numerosi beni di famiglia. In particolare, Simona Fede sostiene che all’appello mancherebbero consistenti disponibilità economiche appartenute alla madre. Sul punto il quotidiano Repubblica parla di “un milione e 400 mila euro che mancherebbe all’appello nei conti della madre. E gioielli, argenteria e opere d’arte per altri 400 mila euro di cui si chiede di ricostruire la sorte”.

Le contestazioni riguardano anche la gestione delle ultime volontà di Diana De Feo. Secondo la ricostruzione della primogenita, pochi giorni dopo la scomparsa della madre sarebbe stata depositata una dichiarazione nella quale si attestava l’assenza di un testamento. “Una circostanza che definisce falsa, sostenendo che in famiglia tutti sapevano dell’esistenza delle volontà testamentarie”, viene riportato nella ricostruzione giornalistica.

figli emilio fede

Nel corso degli accertamenti bancari effettuati dalla figlia maggiore presso diversi istituti di credito sarebbero inoltre emerse movimentazioni finanziarie per circa 450 mila euro. Una parte di queste operazioni verrebbe attribuita da Simona alla sorella, mentre per altre somme mancanti non sarebbe stato individuato alcun responsabile preciso. Proprio per fare chiarezza, la donna avrebbe disposto ulteriori verifiche patrimoniali e catastali.

Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda una cassetta di sicurezza custodita presso una filiale romana della Bnl. Dalla documentazione raccolta dalla primogenita risulterebbe un accesso effettuato nell’ottobre del 2020 da Sveva Fede. Quando Simona avrebbe chiesto spiegazioni, “le sarebbe stato riferito che la cassetta era già stata svuotata dal padre Emilio Fede”. Una versione che la donna contesta fermamente, sostenendo che in quel periodo il giornalista fosse già in condizioni di salute molto compromesse, mentre la madre si trovava nella fase terminale della malattia.

Attorno a quella cassetta di sicurezza ruoterebbe anche il mistero relativo a gioielli, argenteria e opere d’arte il cui valore complessivo sarebbe stimato in circa 400 mila euro. Parallelamente, Simona Fede ha sollevato dubbi anche sul testamento olografo datato 13 novembre 2019. La donna ritiene infatti che la madre, a causa dei problemi di vista e udito, non fosse più nelle condizioni di redigere autonomamente il documento. Per questo motivo sarebbe stato incaricato anche un esperto calligrafo chiamato ad analizzare alcune firme e verificare l’autenticità degli atti.

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La disputa investe inoltre il patrimonio immobiliare della famiglia. Secondo quanto riferito, Simona sostiene che quattro ville situate a Rocca di Papa, che riteneva destinate a lei, sarebbero state intestate alla sorella ancora prima dell’apertura della successione. La donna lamenta inoltre di non poter accedere da circa tre anni a Villa Lucia, storica residenza napoletana della famiglia, nonostante il testamento della madre le avrebbe riconosciuto un comodato d’uso della durata di quindici anni.

Determinata a proseguire la battaglia legale, Simona Fede ha annunciato di voler opporsi alla richiesta di archiviazione e di agire anche in sede civile. “Quando sono andata a casa di mamma pensavo ci fosse stato un furto. Poi in questi mesi mi sono accorta che non è andata così”, ha dichiarato. Assistita dagli avvocati Daniele Bocciolini e Abraham Rallo, ha spiegato di aver raccolto documentazione bancaria, patrimoniale e catastale da utilizzare nei procedimenti giudiziari. “Vorrei che venissero ripristinate le quote di legittima come volevano mamma e papà secondo i loro testamenti. Non chiedo altro”, ha aggiunto.

Dal fronte opposto, invece, Sveva Fede ha affidato la propria posizione a una nota del legale Samuele De Santis. Nel comunicato si legge che lei e i suoi figli “intendono prendere categoricamente le distanze” dalle ricostruzioni diffuse e ribadiscono di essere rimasti accanto ai genitori “fino ai loro ultimi giorni”. La difesa sottolinea inoltre che Emilio Fede e Diana De Feo avrebbero sempre agito “con lucidità e assoluta indipendenza”, supportati da professionisti di fiducia.

Lo stesso avvocato ha poi dichiarato: “Le denunce della signora Simona saranno prese in considerazione, ancorché più volte archiviate, al fine di procedere nelle dovute sedi alle rituali querele per calunnia”. E ancora: “Siamo assolutamente sereni. Semmai l’opposizione sarà l’occasione per prendere contezza dei documenti”. Una vicenda che, nonostante la richiesta di archiviazione sul piano penale, appare ancora molto lontana da una conclusione definitiva.


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