La tragedia di Crans-Montana ha inaugurato nel modo più drammatico questo 2026, imponendo fin dai primi giorni dell’anno una riflessione profonda sulle cause e sulle responsabilità che hanno portato alla morte di oltre 40 persone, la maggior parte giovanissimi in età adolescenziale. Un evento che continua a scuotere l’opinione pubblica e che rende inevitabile un approfondimento serrato, soprattutto mentre emergono interrogativi sempre più pressanti sulla sicurezza, sui controlli e sulle scelte che hanno preceduto quella notte.
Di questo si è parlato a 4 di Sera, il programma quotidiano di approfondimento e attualità in onda su Rete 4, dove il dibattito si è acceso fin dalle prime battute. In studio, l’avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace ha puntato il dito senza mezzi termini contro i gestori francesi del locale, Jacques Moretti e Jessica Maric, individuando una catena di responsabilità che, a suo avviso, non può essere ignorata.
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Crans Montana, l’intervento dell’avvocato Annamaria Bernardini De Pace sui gestori del locale
“La verità è che una situazione di questo genere c’è la deresponsabilizzazione assoluta dei gestori, di quelli che devono fare i controlli, di quelli che hanno dato la licenza, perché non ci può essere una licenza per far ballare 400 persone laddove non sappiamo ancora quanti sono i metri quadri in tutto. Abbiamo visto le fotografie e sembrano spazi molto piccoli per 400 persone, per cui trovo assurdo che tutte queste persone responsabili non siano tenute quanto meno ai domiciliari, perché c’è la possibilità di inquinamento delle prove, c’è la possibilità di scappare, c’è la possibilità di ridurre il proprio patrimonio in tutti i modi per non dover pagare un giorno il risarcimento del danno”. Parole dure, che chiamano in causa non solo chi gestiva il locale, ma anche chi avrebbe dovuto vigilare.

Alle accuse dell’avvocato si è aggiunta la riflessione del giornalista Antonio Caprarica, che ha allargato lo sguardo a un contesto più ampio, individuando nel profitto uno dei nodi centrali della vicenda. “Il problema si sposta nuovamente sul dio profitto, perché la verità è che i gestori hanno risparmiato e cercato di guadagnare il più possibile, che il Comune probabilmente ha chiuso un occhio. Non so se per corruzione, probabilmente non per quello, ma basta l’attenzione all’interesse economico dell’intero comprensorio”. Caprarica ha parlato di responsabilità evidenti e di un clima difficile da scalfire: “Le responsabilità sono molto lucide e la cosa più grave è che purtroppo la voce di Bernasconi è stata una delle poche voci a incrinare un clima quasi omertoso che si è stabilito attorno a questa tragedia in questo Paese, perché l’interesse economico ha fatto da padrone fino a oggi”.
Solo nella parte finale del confronto il focus si è spostato dall’estero all’Italia, con l’intervento del dem Paolo Romano, che ha richiamato casi recenti e criticità ancora aperte anche nel nostro Paese. “Abbiamo avuto alcuni locali in Italia, anche di recente, come nel 2023 il Lime a Milano che, però, ha purtroppo preso fuoco quando era chiuso”. Da qui, l’allargamento del discorso alla sicurezza dei luoghi della notte, un tema spesso trascurato o affrontato con pregiudizio.


Strage di Capodanno a #CransMontana
— 4 di sera (@4disera) January 6, 2026
"C’è una deresponsabilizzazione assoluta dei gestori, di chi deve effettuare i controlli e di chi ha rilasciato la licenza"
Annamaria Bernardini De Pace a #4disera News pic.twitter.com/Eg7hgWCpRF
“C’è un tema di sicurezza dei luoghi della notte per un motivo molto semplice: spesso si guarda ai luoghi della notte come luoghi di perdizione, come luoghi da non frequentare, come luoghi negativi e questo toglie un pezzo di luce su queste cose. Io penso che noi invece dovremmo parlare della notte, dovremmo parlare della notte in sicurezza, del diritto a divertirsi ma in sicurezza”. Romano ha poi aggiunto un passaggio delicato anche sul modo di raccontare il dolore: “È giusto che ci sia il lutto nazionale, è giusto evitare la pornografia del dolore inseguendo le famiglie ma in Italia. Ci sono dei bar che possono fare le attività della discoteca per un breve periodo senza dover aderire ai controlli di legge delle discoteche e questa è una cosa che dobbiamo guardare perché è molto pericolosa”. Un richiamo che chiude il cerchio, riportando la tragedia di Crans-Montana da caso isolato a simbolo di un problema più ampio, che riguarda regole, controlli e il diritto dei più giovani a divertirsi senza rischiare la vita.


