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“La verità su quella vertebra rotta”. Liliana Resinovich, la perizia ufficiale smentisce le ultime dichiarazioni

  • Italia

Le indagini sulla morte di Liliana Resinovich, la donna scomparsa nel dicembre del 2021 e ritrovata cadavere tre settimane più tardi, continuano a intrecciarsi tra nuove perizie, rivelazioni tardive e ipotesi investigative che sembrano cambiare direzione di mese in mese. Dopo un primo orientamento verso il suicidio, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio, e attualmente a essere formalmente indagato è il marito della donna, Sebastiano Visintin.

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Al centro della puntata di questa sera, mercoledì 14 maggio, del programma “Chi l’ha visto?”, ci sarà una testimonianza che ha già scosso l’opinione pubblica e riacceso dubbi cruciali sul caso. Giacomo Molinari, il tecnico preparatore che partecipò all’autopsia di Liliana, ha ammesso – a distanza di tre anni – di poter aver provocato lui stesso la lesione alla vertebra T2 della donna durante una manovra sul corpo prima dell’esame autoptico eseguito nel gennaio 2022. Un’affermazione che però si scontra con quanto sostenuto da altri esperti, e che ha portato a un’accusa formale di falso, presentata dal fratello di Liliana, Sergio Resinovich.


Liliana Resinovich, il giallo della vertebra: cosa sappiamo

Le accuse mosse contro Molinari si fondano su una nuova perizia condotta dalla dottoressa Cristina Cattaneo e dal suo team, composta da oltre 200 pagine di rilievi emersi dopo la riesumazione del cadavere nel febbraio 2024. Gli accertamenti hanno rilevato, tra le altre lesioni, una frattura alla faccetta articolare della vertebra T2 attribuibile a un evento traumatico-contusivo avvenuto, secondo Cattaneo, in un arco temporale molto vicino alla morte. “La lesione – scrive la dottoressa – si è verificata quando l’osso conservava ancora elasticità, ovvero poco prima o poco dopo il decesso”. Una dichiarazione che contrasta apertamente con la versione di Molinari, che ha attribuito la rottura a un incidente tecnico durante la preparazione del cadavere all’autopsia, settimane dopo la morte.

Le ferite emerse nel corso della nuova perizia non si limitano alla vertebra toracica. Sul corpo di Liliana sono state rinvenute ecchimosi e contusioni in diverse zone: cuoio capelluto, lingua, labbro, mano, oltre a lesioni cerebrali multiple. Sul volto, in particolare, sono state documentate ferite sul lobo auricolare e sulla palpebra destra, a suggerire un’aggressione violenta. “Completa il quadro una frattura perimortale alla faccetta articolare superiore sinistra della T2”, ha scritto la dottoressa Cattaneo, rafforzando l’ipotesi di una morte legata a un pestaggio o comunque a un contesto violento.

Mentre la trasmissione Rai analizzerà nel dettaglio anche i video pubblicati in rete dallo stesso Molinari – nei quali si mostrava durante il proprio lavoro, maneggiando strumenti da autopsia in ambienti riservati – la famiglia Resinovich continua a chiedere verità e giustizia. La querela presentata da Sergio Resinovich cita proprio questi filmati come elementi a supporto del sospetto che Molinari stia cercando di coprire qualcosa.

La puntata di “Chi l’ha visto?” si preannuncia dunque centrale non solo per fare il punto su uno dei casi più controversi degli ultimi anni, ma anche per alimentare un dibattito cruciale sulla trasparenza nelle indagini forensi e sull’importanza delle testimonianze tecniche nei casi di morte sospetta. Intanto, la ferita aperta lasciata dalla morte di Liliana Resinovich, a distanza di oltre tre anni, è tutt’altro che rimarginata.


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