C’è un tipo di notizia che arriva in punta di piedi e poi ti lascia addosso un vuoto. Prima un messaggio che compare e sparisce, poi il tam tam, le domande, l’attesa. E infine poche righe, semplici e devastanti, affidate ai social. Parole che chiedono rispetto, tempo, silenzio.
Negli ultimi mesi in tanti avevano seguito quel percorso fatto di cure, speranze e giornate più dure delle altre. Una comunità enorme, nata attorno alla passione per i videogiochi e le carte collezionabili, si era trasformata in qualcosa di più: una presenza costante, un abbraccio virtuale. E adesso, sotto gli ultimi post, restano messaggi di dolore e gratitudine.

La voce che corre, poi la conferma: cosa è successo davvero
La notizia della sua scomparsa ha iniziato a circolare con discrezione, dopo la comparsa di un post su LinkedIn rimosso poco dopo. È stato quel dettaglio, improvviso e confuso, ad accendere l’attenzione di chi lo seguiva: possibile? È vero? La conferma è arrivata successivamente dalla moglie, con un messaggio pubblicato sui social. Alex Cimo è morto a 37 anni, a poco più di un anno dalla diagnosi che aveva cambiato tutto. E quelle righe, condivise con il cuore in mano, hanno spiegato anche perché la famiglia avesse bisogno di un momento lontano da tutto.
La moglie ha raccontato di non aver voluto rendere pubblico subito l’accaduto, rispettando il desiderio di Alex di proteggere i suoi cari nel momento più difficile. “Non sapevo che sarebbe stato pubblicato il post su LinkedIn. Avevo in programma di aggiornare tutti tra un paio di settimane, come desiderava, non appena il dolore si fosse un po’ attenuato”, ha scritto.
E poi la promessa, fatta proprio a quella community che lui aveva scelto di coinvolgere, senza filtri: “Lui è sempre stato molto aperto riguardo al suo percorso di salute con tutti voi e voglio continuare a onorare questa sua apertura e rispondere ad alcune domande che potreste avere”. In chiusura, una frase che pesa come un macigno: “Apprezzo moltissimo l’affetto dimostrato. So che ha toccato la vita di molti di voi”.

Alex Cimo era uno dei volti più conosciuti online per i contenuti legati a videogiochi e soprattutto carte collezionabili. Sul suo canale YouTube, seguito da oltre 383mila iscritti, parlava con competenza e passione di analisi, commenti, partite e curiosità, con un’attenzione speciale per l’universo di Yu-Gi-Oh! Nel tempo aveva costruito un pubblico fedele, di quelli che non si limitano a guardare: partecipano, commentano, si riconoscono. Ed è lo stesso pubblico che, quando lui ha iniziato a raccontare la malattia, ha continuato a esserci. Giorno dopo giorno.
Era stato lui stesso a spiegare la svolta nel marzo 2025: una diagnosi di cancro al colon al quarto stadio. Da quel momento Alex aveva scelto di condividere aggiornamenti regolari su visite, terapie ed esami, raccontando anche la fatica quotidiana delle cure. Non era un racconto “perfetto”, né costruito. Era reale. Ed è anche per questo che molte persone, pur non conoscendolo di persona, si sono sentite coinvolte. Perché dietro lo schermo c’era qualcuno che provava a restare se stesso, anche mentre tutto crollava.
Prima del tumore, un’altra battaglia: la colite ulcerosa
Prima della diagnosi oncologica, Alex aveva parlato apertamente anche di un’altra condizione, la colite ulcerosa. Secondo quanto riportato, aveva usato la sua visibilità per sostenere iniziative e raccolte fondi legate alla ricerca e al supporto di chi convive con questa patologia cronica.
Un impegno che oggi in tanti stanno ricordando, insieme alle ore passate a guardare video, imparare strategie, ridere per una battuta o una reazione spontanea. Perché, alla fine, è questo che rimane: l’impronta lasciata sulle persone. Il primo maggio, nel giorno del suo ultimo compleanno, Alex aveva pubblicato aggiornamenti che avevano scosso molti follower. Aveva raccontato che, poche settimane prima, alcuni specialisti gli avevano parlato di una prognosi durissima, arrivando a dire “solo pochi giorni di vita”.
Eppure, anche lì, la sua voce non era di resa. Tra le parole più condivise oggi da chi lo ricorda, ce n’è una che torna sempre: “Mi sono rifiutato di accettare il mio destino, quindi ho combattuto, combattuto e ho lottato più duramente di quanto abbia mai dovuto lottare in tutta la mia vita”.


