Una festa tra amici, il silenzio che cala all’alba e poi quel dettaglio che nessuno riesce a spiegare. Le ore che hanno preceduto la tragedia di Simona sono avvolte da dubbi e domande che scuotono chiunque abbia seguito questa storia.
Simona Cinà, giovane promessa della pallavolo, si trovava in una villa a Bagheria per una serata che avrebbe dovuto essere soltanto spensieratezza. Invece, qualcosa è andato storto e oggi tutti cercano di capire cosa sia realmente accaduto mentre il dolore della sua famiglia si fa sentire in ogni angolo del paese.

L’autopsia ha rivelato che la causa della morte è stato l’annegamento. Un dato che lascia tutti senza parole, perché Simona era una sportiva, abituata all’acqua e con una forza che sembrava non conoscere limiti. Nessuna lesione grave, nessun infarto: solo acqua nei polmoni e un piccolo segno sulla nuca, forse dovuto a una caduta in piscina.
Ma proprio quel segno, apparentemente insignificante, alimenta i sospetti. I medici legali ritengono improbabile che sia stato lui a provocare la tragedia. E allora, cosa è successo davvero in quei minuti in cui nessuno si è accorto del pericolo?

Le ipotesi si rincorrono tra chi ha il sospetto che Simona possa aver assunto, forse a sua insaputa, alcol o sostanze che le abbiano tolto le forze. I carabinieri hanno sequestrato tutto: bottiglie, bicchieri, vestiti. Eppure, i familiari giurano che all’alba, nella villa, non c’era traccia di alcol.
Saranno i risultati degli esami tossicologici, attesi entro 45 giorni, a sciogliere questo nodo che tiene tutti con il fiato sospeso. Nel frattempo, il racconto di quella notte si popola di versioni contrastanti e dettagli che non tornano.

Una ventina di ragazzi, la musica che sfuma e poi il vuoto. Nessuno sembra aver visto Simona in difficoltà, nessuno si è accorto che stesse male. Chi doveva accompagnarla a casa l’ha persa di vista, mentre gli organizzatori raccontano versioni diverse su come sia stata trovata in acqua: chi dice priva di sensi, chi a galla.
Gli amici hanno provato a salvarla, a riportarla alla vita, ma ogni tentativo è stato vano. Quando i soccorritori sono arrivati, per Simona non c’era già più nulla da fare.
Oggi Capaci si stringe attorno alla famiglia di Simona: il lutto cittadino è il segno più doloroso di una comunità che si sente smarrita. Il sindaco, i compagni di squadra, gli amici: tutti sono lì per darle l’ultimo saluto. Ma sotto la superficie, resta la speranza che la verità, prima o poi, venga a galla.


