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“La Procura ne è convinta”. Garlasco, nuova clamorosa pista dopo le scoperte sul dna. Spunta un altro lui

  • Italia

Due indagini parallele per un mistero che da quasi vent’anni continua a tormentare la memoria collettiva italiana: quello dell’omicidio di Chiara Poggi. A Garlasco si torna a cercare risposte, e lo si fa a partire da un nuovo profilo genetico: una traccia di Dna maschile trovata nella bocca della vittima e classificata come “ignoto”. Da qui prende le mosse l’ultima inchiesta della Procura di Pavia, che si muove su un doppio binario investigativo, nella speranza che almeno uno dei due possa finalmente portare a una verità definitiva.

La prima ipotesi è quella più tecnica: determinare se il Dna trovato sia davvero estraneo a tutte le persone che negli anni hanno avuto accesso al corpo della ragazza o ai reperti conservati. Finora, infatti, non è stata individuata alcuna corrispondenza con i profili genetici già acquisiti: né quelli degli operatori sanitari, né dei periti o familiari, né di Andrea Sempio, né di Alberto Stasi. La genetista Denise Albani, incaricata dalla gip Daniela Garlaschelli, ha già escluso la possibilità che si tratti di una contaminazione da parte dell’assistente del medico legale che prelevò i campioni durante l’autopsia nel 2007. Ma resta aperta la possibilità – teoricamente remota, ma non impossibile – che un operatore o un tecnico, non censito tra i profili di controllo, abbia involontariamente lasciato una traccia biologica durante le analisi.

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“La Procura ne è convinta”. Garlasco, nuova clamorosa pista dopo le scoperte sul dna. Spunta un altro lui

I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano stanno cercando proprio questo: capire se nei database utilizzati per i confronti ci sia un’assenza, un nome mai registrato che possa giustificare la presenza di quel Dna. Un’operazione complessa, ma essenziale, perché se venisse individuata una corrispondenza con un addetto ai lavori, la pista “dell’ignoto 2” – così chiamata per distinguerla da un altro profilo ancora irrisolto rilevato sotto le unghie della vittima – si chiuderebbe sul nascere.

Nel frattempo, però, la Procura non può permettersi di attendere. In gioco ci sono diritti fondamentali: la libertà di un possibile innocente in carcere e la necessità di identificare un eventuale colpevole ancora in libertà. È per questo che gli inquirenti stanno lavorando anche su un secondo versante: cercare nuovi sospetti da sottoporre a confronto genetico mirato. Secondo il procuratore Fabio Napoleone, il Dna ignoto potrebbe appartenere a un complice di Andrea Sempio, il nuovo indagato sul quale la Procura sta concentrando gli sforzi. Gli inquirenti sono convinti che Sempio fosse nella casa di Chiara il giorno dell’omicidio.

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Per tentare di stringere il cerchio, si sta ricostruendo la rete sociale del giovane, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni. Si torna a interrogare vecchi amici e conoscenti, come Capra, Biasibetti e Freddi, già sentiti in primavera. A questi si aggiungeranno compagni di scuola e altri legami del tempo, nel tentativo di far emergere profili potenzialmente rilevanti. La difficoltà maggiore è legata al tempo passato: nessun tabulato telefonico è ancora disponibile, e i dispositivi sequestrati a Sempio nel 2024 non contengono dati antecedenti al 2017, lo stesso anno in cui fu archiviata la sua posizione nella prima inchiesta. Un dettaglio che colpisce, anche se non prova nulla.

Un altro nome è emerso nei media, quello di Michele Bertani, amico di Sempio e di Capra, morto suicida nel 2016. C’è chi lo descrive come un amico stretto, chi come un semplice conoscente. Finora, il suo nome non è mai stato coinvolto nelle indagini ufficiali, ma ora i carabinieri starebbero cercando di ottenere comunque un campione del suo Dna, nonostante il corpo sia stato cremato. Potrebbe rappresentare un ulteriore tassello nella ricerca del profilo ignoto.

Nel frattempo, il caso Garlasco continua a suscitare attenzioni anche fuori dalle aule giudiziarie. Il Garante della privacy è recentemente intervenuto per bloccare le attività del blogger Gianluca Spina, ex poliziotto ora residente in Svizzera, che ha diffuso immagini tratte dal fascicolo autoptico della vittima all’interno di contenuti online a pagamento. Uno scandalo nel già controverso universo mediatico che circonda l’omicidio di Chiara Poggi, a riprova di quanto questo delitto non abbia mai smesso di tormentare l’opinione pubblica.


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