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“Cosa abbiamo scoperto sulla casa”. Famiglia nel bosco, non è ancora finita: l’ultima rivelazione

  • Italia

Nei giorni scorsi la vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco ha conosciuto un nuovo capitolo, carico di speranza ma ancora lontano da una vera conclusione. Dopo settimane segnate dall’allontanamento dei tre bambini disposto dal tribunale dei minori dell’Aquila e dal trasferimento di Catherine e dei figli in una casa famiglia di Vasto, Nathan Trevallion è rimasto solo nel vecchio casolare di Palmoli, vivendo nell’attesa di un cambiamento che potesse aprire uno spiraglio verso il ricongiungimento. Sabato pomeriggio, quell’attesa ha assunto una forma concreta: Nathan ha firmato un contratto di comodato d’uso gratuito per un’abitazione messa generosamente a disposizione da un privato.

Il gesto arriva da Armando Carusi, ristoratore di Ortona, che ha scelto di offrire a Nathan un casolare appena ristrutturato, situato sempre nel territorio di Palmoli e immerso nel verde, a pochi chilometri dalla loro precedente abitazione. Un dono che lui stesso ha definito come un atto naturale, figlio dei ricordi della propria infanzia. «Perché la famiglia possa riunirsi» ha detto Carusi, «non ho fatto nulla di trascendentale». L’uomo ha spiegato di aver vissuto da piccolo in condizioni simili a quelle della coppia anglo-australiana: «senza acqua corrente, senza termosifoni e con il bagno a secco all’esterno», e di aver sentito il bisogno di agire quando i bambini sono stati portati via. “Con i miei figli ho deciso di mettere a disposizione per due mesi questa casa appena ristrutturata e dotata di ogni confort”.

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“Cosa abbiamo scoperto sulla casa”. Famiglia nel bosco, non è ancora finita: l’ultima rivelazione

È proprio in questo punto che si annida il nodo più delicato della vicenda: il casolare sarà disponibile per soli due mesi. Dal terzo paragrafo in poi, la durata limitata del comodato d’uso diventa il cuore del problema. Il gesto resta di grande portata, e la consegna delle chiavi della “casa di nonna Gemma” ha commosso Nathan, che ha vissuto quel momento come un primo passo verso il ritorno alla normalità. Ma il tempo è poco, e la soluzione tutt’altro che definitiva. Due mesi non rappresentano una prospettiva stabile per una famiglia che si trova a dover rispondere a precise richieste del tribunale: sistemazione adeguata, condizioni igienico-sanitarie compliant, continuità abitativa e capacità di garantire un ambiente adatto ai minori. Nathan entrerà già domani nella nuova abitazione, ma il vero obiettivo — il ritorno di Catherine e dei bambini — dipenderà anche dalla capacità di costruire un futuro che vada oltre questa finestra temporale concessa dal ristoratore.

Il casolare offerto da Carusi possiede però molte caratteristiche che hanno convinto i coniugi a dire sì, dopo aver rifiutato almeno due proposte arrivate direttamente dal sindaco di Palmoli, Massciulli. Immerso nella natura, dotato di pozzo e sorgente da cui prelevare l’acqua, provvisto di camino e circondato da terreno coltivabile, l’edificio rispecchia lo stile di vita che Nathan e Catherine hanno sempre difeso. Il ristoratore ha raccontato di aver conosciuto Nathan mercoledì scorso grazie all’intermediazione dell’ex legale Angelucci: «Appena visto il casolare, la posizione, tutto quel verde intorno, gli si sono illuminati gli occhi». Il trasferimento, secondo Carusi, sarebbe stato deciso quasi da subito, anche se Nathan ha voluto attendere il parere della moglie prima di renderlo definitivo. La conferma è arrivata ieri e, come ha spiegato il ristoratore, “per due mesi si trasferirà nel mio casolare, in attesa di completare i lavori di ristrutturazione del suo che sono già approvati”.

Ed è proprio l’attesa dei lavori sul loro casolare originario a rendere ancora fragile l’equilibrio raggiunto. La casa donata in comodato è totalmente attrezzata, dotata perfino di un bagno interno — un elemento che, per il tribunale, rappresenta una discriminante imprescindibile. Il precedente bagno della famiglia, infatti, era un servizio esterno e a secco, privo di allaccio fognario, e ritenuto una delle criticità determinanti nell’allontanamento dei bambini. Nella “casetta di nonna Gemma”, invece, il bagno è interno e risponde a standard comuni. Tuttavia, la soluzione resta temporanea: il rischio è che, terminati i due mesi, senza che i lavori del loro casale siano completati, la famiglia possa ritrovarsi nuovamente senza un’abitazione conforme ai parametri richiesti.

Per questo, se da un lato la firma del contratto rappresenta una svolta, dall’altro impone di non abbassare la guardia. Il passo compiuto da Nathan è importante, simbolico, emotivamente potente; ma la questione resta aperta. Serviranno tempi certi, garanzie e un percorso strutturato affinché questa fragile ritrovata stabilità non si trasformi, tra poche settimane, nell’ennesimo capitolo di precarietà. E affinché il ricongiungimento familiare possa davvero diventare più di un desiderio sospeso.


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