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“È falso”. Garlasco, l’annuncio di Gianluigi Nuzzi dopo l’intervista a Marco Poggi

  • Italia

Per chi segue da anni la cronaca giudiziaria e televisiva, si tratta di una di quelle interviste destinate a lasciare il segno. Nel pieno del rinnovato interesse mediatico per il delitto di Garlasco, Gianluigi Nuzzi è riuscito a ottenere un risultato che molti ritenevano impossibile: portare davanti alle telecamere di Quarto Grado Marco Poggi, fratello di Chiara Poggi, per la sua prima intervista dopo quasi vent’anni di silenzio. Un evento che ha immediatamente acceso il dibattito tra pubblico, addetti ai lavori e osservatori del caso.

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La vicenda legata all’omicidio della giovane avvenuto nell’estate del 2007 continua infatti a occupare le prime pagine e i programmi di approfondimento. L’interesse è tornato altissimo dopo gli ultimi sviluppi investigativi e la testimonianza di Marco Poggi è stata considerata da molti uno dei momenti televisivi più rilevanti degli ultimi anni. Dietro quel risultato c’è il lavoro di Nuzzi, che in un’intervista rilasciata a Libero ha raccontato alcuni dettagli del suo rapporto con la famiglia Poggi e della lunga esperienza maturata seguendo il caso.


Il racconto della casa ferma nel tempo

Tra i passaggi più toccanti delle sue dichiarazioni c’è il ricordo della visita nella villetta di via Pascoli, il luogo che ancora oggi rappresenta il simbolo della tragedia. Il giornalista ha spiegato: “Ci sono stato e ho salutato con rispetto i genitori di Chiara che hanno tolto le lancette ai loro orologi. In quella casa è rimasto tutto identico a due decenni fa, eccezion fatta per il tappetino del bagno. Fa parte di un’elaborazione del lutto che i coniugi Poggi hanno vissuto in maniera estremamente graduale perché, di fronte a una cosa così spaventosa, quale genitore riesce a tornare alla normalità?”.

Parole che restituiscono l’immagine di una famiglia ancora profondamente segnata da quanto accaduto. Secondo Nuzzi, proprio questo aspetto viene spesso dimenticato nel clamore mediatico che accompagna ogni nuova indiscrezione. L’attenzione, sostiene, dovrebbe rimanere concentrata anche sul dolore dei parenti delle vittime, troppo spesso travolti da ricostruzioni, sospetti e polemiche.

Analizzando gli sviluppi più recenti dell’inchiesta, il conduttore di Quarto Grado ha evidenziato quelli che considera due elementi eccezionali. Il primo riguarda l’atteggiamento della magistratura. “Questa storia ha due punti senza precedenti. Il primo è che c’è una procura che riconsidera radicalmente quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione e cerca di scrivere una pagina nuova. Questo, francamente, in Italia non è consueto”. Un fatto che, a suo giudizio, può essere interpretato in modi diversi. “In apparenza è un segno di salute per una magistratura che ha un senso di autocritica profondo. Tuttavia la speranza, adesso, è che non si replichino le sciatterie viste e patite sulla vita di Alberto Stasi“.

L’altro aspetto che lo colpisce riguarda il trattamento riservato ai familiari di Chiara. Nuzzi non usa mezzi termini quando afferma che per “la prima volta non si è avuto nessun riguardo, e non si ha nessun riguardo, verso le vittime e i parenti delle vittime”. Da qui la sua denuncia contro quella che considera una deriva comunicativa pericolosa: “che Chiara è stata oggetto di qualsiasi tipo di aggressione mediatica, così come è successo a suo fratello e alla sua famiglia. Per me è inconcepibile che un genitore debba difendersi da accuse propalate da chi vive non di informazione ma passa il tempo a lanciare cose nella rete solo per avere indietro un briciolo di visibilità”.

Nel corso dell’intervista emerge anche il lato più personale del giornalista. Pur rivendicando rigore e precisione professionale, Nuzzi ammette di non essere infallibile. “A me la sciatteria dà profondamente fastidio”, spiega, aggiungendo però: “Io sono un giornalista che fa errori. Ne ho fatti nel corso della mia carriera e non ho problemi ad ammetterlo pubblicamente. Per esempio, una volta mi sono sbagliato sulla memoria di Gianni Versace e poi, insomma, ho chiesto scusa. Che altro potevo fare?”. Una visione che completa con una riflessione più intima: “nella vita privata spero di essere anche altro, uso il sarcasmo, mi diverto con la dovuta leggerezza che abbiamo tutti, con le nostre contraddizioni che sono le scintille dell’esistenza, almeno lo sono della mia. Sul lavorativo sono molto fortunato”.

Il racconto si sposta poi sul suo percorso professionale, che lo ha visto impegnato in televisione, giornali, radio e persino a teatro. Tra tutti i mezzi di comunicazione, però, ce n’è uno che continua a occupare un posto speciale nel suo cuore. “La radio è strepitosa. Mi manca. Lei parla di “mezzo”, ma io lo intendo come “strumento”: e lo strumento migliore che c’è è il proprio entusiasmo. Bisogna seguirlo sempre, nella vita privata così come nel lavoro. Bisogna fidarsi di quella parte intuitiva di noi che nasce dall’entusiasmo. Le racconto una cosa: quando scrivo, sono così preso che non mi accorgo del tempo che passa. Posso stare dieci ore al computer e saltare il pranzo. Poi mi sveglio da questa specie di isolamento con i crampi allo stomaco, intendiamoci. Però, ecco, è la passione”.

A forgiare questa attitudine al dialogo e alla comunicazione, secondo lui, è stato anche il padre. Nuzzi ricorda infatti le giornate trascorse da bambino nel centro di Milano: “Quando ero bambino mio papà mi portava in Piazza Duomo, a Milano, dove tutti i giorni si formavano decine di capannelli di persone che, senza conoscersi, si ritrovavano per parlare di politica, di società, di lavoro, d’Italia. Chi con la cravatta, chi senza, chi elegante, chi meno: ma parlavano, discutevano. Io ero piccolo e già allora trovavo quell’agorà strepitosa”.

Infine, il giornalista torna sulle recenti polemiche legate alle accuse lanciate da Fabrizio Corona. Una questione che riguarda la presunta esistenza di un compenso da 50 mila euro destinato a Marco Poggi per partecipare alla trasmissione. Un’ipotesi che Nuzzi respinge categoricamente, annunciando nuove azioni legali. “io ho querelato e che tornerò a querelare”. Poi la smentita ironica ma durissima: “Ma, vorrei sapere, quella cifra da dove gli viene? Perché proprio 50mila e non 100mila a questo punto, o addirittura un milione? A Quarto grado il massimo che possiamo pagare è una pizza, mi creda. Forse un pernottamento o un volo aereo quando è necessario. Niente di più”. Una replica che chiude un’intervista destinata a far discutere ancora a lungo, soprattutto mentre il caso Garlasco continua a dividere opinione pubblica e mondo dell’informazione.


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