Il caso di Garlasco continua a scuotere l’opinione pubblica e a dividere esperti, avvocati e telespettatori. A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, la nuova inchiesta della Procura di Pavia sta aprendo scenari inattesi, alimentando dubbi e polemiche che ogni giorno sembrano aggiungere nuovi tasselli a una vicenda già tra le più controverse della cronaca italiana. Le ultime indiscrezioni, tra intercettazioni, perizie e possibili richieste di revisione del processo, stanno creando un clima sempre più incandescente.
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Nelle ultime ore, al centro dell’attenzione sono finite soprattutto le modalità con cui gli inquirenti stanno conducendo gli approfondimenti investigativi su Andrea Sempio, oggi accusato di aver ucciso la giovane senza il coinvolgimento di altri soggetti. Una ricostruzione che starebbe progressivamente ridisegnando il quadro accusatorio, mentre la famiglia Poggi continua a ribadire la propria convinzione: “Colpevole è Stasi”.

Garlasco, Lovati: “C’è un modo che non mi piace”
A far discutere sono state anche le parole pronunciate ieri sera durante la trasmissione Dritto e Rovescio dall’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Sempio. Il legale ha parlato apertamente di “accuse atroci”, sottolineando come ci siano numerosi aspetti dell’inchiesta che, a suo dire, non tornerebbero affatto. “In 50 anni non ho mai visto nulla del genere”, ha dichiarato, facendo riferimento sia alla continua fuga di notizie sia alle modalità con cui sarebbero stati ascoltati i familiari della vittima e le sorelle Cappa.

Lovati ha puntato il dito contro il metodo utilizzato dagli investigatori, definendolo pericoloso sotto il profilo mediatico e umano. “Il modo di procedere della Procura di Pavia non mi piace”, ha affermato. “Non si può sbattere il mostro in prima pagina senza valutarne le conseguenze sotto il profilo personologico”. Poi l’affondo: “Un’altra cosa che ho notato, e che non mi piace, è il fatto di aver convocato i testi dopo la proclamazione del capo di incolpazione: questo sicuramente influenza i testi. C’è tutta una maniera di procedere che non mi aggrada”.

"Faccio l'avvocato da 50 anni, ma una roba del genere non l'ho mai vista!"
— Dritto e rovescio (@Drittorovescio_) May 7, 2026
Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, a #drittoerovescio#Garlasco pic.twitter.com/SWurnPJJ39
Nel frattempo, a pesare sull’inchiesta ci sono le intercettazioni ambientali che sarebbero state raccolte grazie a una cimice nascosta nell’auto di Andrea Sempio. Secondo quanto trapelato, l’uomo avrebbe pronunciato alcune frasi in solitaria riferite a un presunto tentativo di approccio telefonico nei confronti di Chiara Poggi, dopo aver visto un video privato girato dalla ragazza insieme ad Alberto Stasi. Proprio questo dettaglio viene ritenuto dagli investigatori uno degli elementi centrali nella costruzione del nuovo movente.
Secondo l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore dell’ex legale di Sempio, gli elementi raccolti “sono sicuramente utili alla posizione di Alberto Stasi”. Il penalista ha spiegato che il nuovo impianto accusatorio potrebbe rafforzare la richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. “L’atto con il quale il Procuratore capo di Pavia si è recato dalla Procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, è importantissimo e una cosa del genere non avviene spesso”, ha dichiarato. “Conseguentemente, è stato sfilato dal capo di imputazione Alberto Stasi, perché le questioni erano incompatibili”.
Gli inquirenti sostengono ora che Sempio avrebbe agito da solo e che il delitto sarebbe maturato dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Una ricostruzione che si baserebbe non solo sulle intercettazioni, ma anche su una serie di elementi tecnici raccolti negli ultimi mesi. Tra questi ci sarebbero le conclusioni della cosiddetta “perizia Dal Checco”, secondo cui sul computer di famiglia utilizzato da Chiara Poggi sarebbero stati presenti video privati che Sempio avrebbe potuto vedere. A questo si aggiunge la consulenza genetica di Denise Albani, che avrebbe rilevato sotto le unghie della vittima un profilo compatibile con la linea paterna di Sempio.
Gallo ha insistito sul fatto che l’accusa non si reggerebbe esclusivamente sulle chat o sulle intercettazioni ambientali. “Credo che sia un errore dire che ci sono solo le chat o l’intercettazione in auto, perché ci sono diversi elementi accusatori di una pregnanza processuale e probatoria importante”, ha spiegato. Per il legale, tutto questo sarebbe sufficiente almeno per arrivare a una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del 38enne.
Lovati, però, continua a mostrarsi estremamente scettico. “Non conosco nel dettaglio il testo di queste intercettazioni. Mi sembrano, da quel che ho sentito dire, molto fumose, piene di interruzioni e quindi non localizzabili in nessun contesto”, ha dichiarato. L’ex difensore di Sempio si è detto convinto che la Procura finirà per chiedere una proroga delle indagini preliminari oltre la scadenza del 5 agosto. “Secondo me non è cambiato nulla”, ha concluso. “Nel frattempo, come è giusto che sia, Alberto Stasi otterrà la revisione. Poi la posizione di Sempio verrà archiviata”. Nel frattempo, gli avvocati di Stasi sarebbero pronti a presentare la richiesta di revisione del processo, valutando persino un’istanza di sospensione della pena in attesa della decisione della magistratura bresciana.


