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Garlasco, Massimo Lovati andrà a processo: le accuse all’ex avvocato di Sempio

  • Italia

La figura di Massimo Lovati torna al centro dell’attenzione giudiziaria a distanza di anni dal suo coinvolgimento in uno dei casi di cronaca nera più discussi d’Italia. L’ex legale di Andrea Sempio, finito sotto i riflettori per le sue prese di posizione pubbliche sul delitto di Garlasco, è oggi protagonista di una nuova vicenda che si innesta direttamente nelle polemiche e negli scontri legali nati attorno a quell’inchiesta.

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Lovati è noto soprattutto per il suo ruolo di difensore di Sempio, indagato nel 2017 nell’ambito della riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. In quegli anni, le sue dichiarazioni avevano acceso un duro confronto mediatico e giudiziario con altri protagonisti del procedimento, contribuendo ad alimentare tensioni che non si sono mai del tutto spente.


Garlasco, la notizia su Lovati: quando il processo

Massimo Lovati andrà a processo. La Procura di Milano ha infatti disposto la citazione diretta a giudizio per diffamazione nei confronti dello studio Giarda, gli avvocati che in passato avevano difeso Alberto Stasi, poi condannato in via definitiva per l’omicidio. A firmare il provvedimento è stato il pm Fabio De Pasquale, che ha fissato l’inizio del processo al 26 maggio davanti alla terza sezione penale.

Secondo l’accusa, Lovati avrebbe offeso la reputazione e l’onore degli avvocati Fabio ed Enrico Giarda, figli del professor Angelo, attraverso una serie di dichiarazioni pubbliche ritenute gravemente diffamatorie. All’epoca dei fatti, l’avvocato rappresentava ancora Andrea Sempio e parlò apertamente di una presunta strategia orchestrata contro il suo assistito.

Nel dettaglio, Lovati aveva sostenuto che la prima inchiesta del 2017 a carico di Sempio fosse il “risultato di una macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda”. Non solo: davanti ai cronisti aveva anche parlato di una “manipolazione organizzata dagli investigatori dello Studio” in relazione al prelievo del Dna, espressioni che per la Procura superano il limite della critica legittima e configurano un’ipotesi di diffamazione.

Quelle frasi erano state pronunciate fuori dalla Caserma Montebello di via Monti, sede del Comando Legione Carabinieri Lombardia, dove Sempio si era recato per sottoporsi al prelievo del Dna dopo la riapertura delle indagini. Davanti alle telecamere di giornali e televisioni, Lovati aveva rincarato la dose affermando che l’istruttoria del 2017 “è stata frutto di una manipolazione organizzata” e arrivando a sostenere che il Dna sarebbe stato “clandestinamente prelevato al mio assistito”. Ora quelle parole saranno al centro del dibattimento, con l’ex avvocato di Sempio chiamato a difendersi in aula.


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