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“Come Alberto Stasi”. Mario Roggero, la scoperta dopo l’ingresso nel carcere di Bollate

  • Italia

Negli ultimi anni alcuni dei casi giudiziari che hanno maggiormente diviso l’opinione pubblica sembrano avere un punto in comune che va oltre le sentenze e le vicende processuali. Personaggi finiti al centro della cronaca nera nazionale, dopo la condanna definitiva, hanno infatti intrapreso un percorso che li ha portati nello stesso istituto penitenziario, alimentando interrogativi e polemiche sul funzionamento del sistema carcerario italiano.

Ogni nuovo ingresso riaccende inevitabilmente il dibattito. Da una parte c’è chi considera quella struttura un modello di detenzione orientato al recupero e al reinserimento sociale, dall’altra chi si chiede perché proprio alcuni detenuti molto noti riescano ad arrivarci mentre migliaia di altri attendono per anni un trasferimento senza mai ottenerlo. È una discussione che negli ultimi giorni è tornata con forza al centro dell’attenzione.


Il caso del carcere di Bollate

Il riferimento è al carcere di Bollate, considerato da tempo uno degli istituti penitenziari più avanzati d’Italia grazie ai numerosi programmi di reinserimento, alle opportunità lavorative offerte ai detenuti e a un’organizzazione spesso indicata come esempio da seguire. Un modello che, secondo molti osservatori, dovrebbe rappresentare lo standard dell’intero sistema penitenziario e non un’eccezione limitata a poche strutture.

L’ultimo nome ad aver riacceso la discussione è quello di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori durante l’assalto alla sua attività nel 2021. La scelta di costituirsi proprio a Bollate ha riportato alla memoria altri casi celebri. Prima di lui erano infatti arrivati nello stesso istituto Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per il delitto di Yara Gambirasio, e Giacomo Bozzoli, anch’egli ergastolano per l’omicidio dello zio Mario.

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La successione di questi ingressi ha alimentato dubbi e perplessità, soprattutto perché ottenere un trasferimento a Bollate non è affatto semplice. Per i detenuti già reclusi servono infatti precisi requisiti: una valutazione trattamentale favorevole, un basso indice di pericolosità sociale, un periodo di osservazione già concluso positivamente e la disponibilità di un posto all’interno della struttura. Un percorso che, nella maggior parte dei casi, richiede tempi molto lunghi.

A esprimere forti critiche è stato Walter Monaco, ex detenuto intervistato da Fanpage.it. “Bisogna avere determinati requisiti, non solo dal punto di vista comportamentale”, ha spiegato. “Serve un periodo di osservazione, il parere favorevole dell’educatore e dell’istituto, oltre alla possibilità di essere inseriti in un trattamento avanzato come quello previsto a Bollate. Non tutti possono andarci, ed è giusto che sia così”. Monaco sostiene però che i dubbi nascano quando a ottenere rapidamente l’accesso sono detenuti particolarmente conosciuti. “Se hai soldi o sei famoso mediaticamente finisci a Bollate, mentre tanti altri restano per anni stipati in celle sovraffollate, aspettando un posto”, ha aggiunto.

L’ex detenuto ha citato proprio il caso di Roggero per spiegare le sue perplessità. “È di Cuneo. Avrebbe dovuto entrare nella casa circondariale competente e seguire il normale percorso. Non ha legami con il territorio milanese né, da quanto risulta, un percorso trattamentale già avviato. Per questo mi chiedo quale sia la ragione per tenerlo a Bollate, mentre ci sono detenuti che aspettano anni per ottenere un posto in quell’istituto”, ha dichiarato. Va comunque ricordato che l’assegnazione dei detenuti è competenza del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e può dipendere da valutazioni organizzative, logistiche e di sicurezza che non vengono rese pubbliche.

Il dibattito, tuttavia, va oltre il singolo caso. Per molti osservatori il vero problema non è che alcuni detenuti possano accedere a un istituto considerato più efficiente, ma che esista una differenza così marcata tra le condizioni offerte da Bollate e quelle presenti in molte altre carceri italiane, dove continuano a essere denunciati sovraffollamento, carenza di personale e condizioni definite spesso “disumane e degradanti”. Proprio questa disparità alimenta la percezione di un sistema penitenziario a due velocità, nel quale ogni ingresso di un detenuto noto finisce inevitabilmente per riaprire una discussione destinata a dividere l’opinione pubblica.


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