È proprio lui il presunto terrorista scoperto dalla polizia al termine di un’indagine avviata nell’ambito del monitoraggio dei contenuti estremisti diffusi online. Gli investigatori hanno sequestrato materiale che, secondo l’accusa, era riconducibile a finalità terroristiche.
L’operazione è stata eseguita dagli investigatori della Digos della Questura di Verona, con il supporto della Digos di Bologna e il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione. L’accusa contestata è quella di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
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Il presunto terrorista arrestato è un ragazzo di appena 16 anni residente in un comune della provincia di Bologna. Secondo gli investigatori sarebbe lui la persona che si nascondeva dietro un account finito sotto osservazione nell’ambito delle attività di contrasto all’estremismo online.

Durante la perquisizione nell’abitazione del giovane sono stati rinvenuti fogli manoscritti con disegni, simboli ed emblemi riconducibili all’ideologia suprematista, oltre a una pagina contenente istruzioni per la realizzazione di un giubbotto antiproiettile artigianale. Sullo smartphone del ragazzo sono stati inoltre trovati materiale di propaganda jihadista, manuali per la fabbricazione di armi artigianali, un documento per la costruzione di una pistola, un testo tradotto dal cirillico contenente indicazioni relative a sostanze chimiche aggressive e un manuale per il confezionamento di ordigni artigianali.

Le indagini, inizialmente coordinate dalla Procura di Venezia e avviate nell’autunno del 2025, erano partite dal monitoraggio di alcuni canali suprematisti presenti sul web. In quel contesto, riferisce la Polizia di Stato, si era “particolarmente distinto” un utente che pubblicava manuali per eseguire azioni violente utilizzando veicoli pesanti e indicazioni per garantire l’anonimato online. Gli accertamenti successivi hanno consentito agli investigatori di identificare nel sedicenne il gestore dell’account. A quel punto la Procura per i minorenni di Bologna ha disposto una perquisizione personale, locale, domiciliare e informatica.
Tra il materiale sequestrato figurava anche il video integrale dell’attentato terroristico compiuto nel 2019 a Christchurch, in Nuova Zelanda, corredato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva indicato come modello da emulare. Dalle conversazioni analizzate dagli investigatori sarebbero inoltre emersi propositi di ricostituzione di organizzazioni clandestine sul territorio nazionale, con riferimenti all’utilizzo di armi artigianali e ad azioni violente nei confronti di specifiche categorie di soggetti. Tra queste figuravano anche “magistrati e giornalisti influenti”, indicati nei messaggi come possibili obiettivi. Elementi che, secondo gli inquirenti, contribuirebbero a delineare un quadro di progressiva radicalizzazione del giovane.
Secondo la Polizia di Stato, gli elementi raccolti evidenziano una “contaminazione tra contenuti riconducibili appunto all’estremismo suprematista e alla propaganda jihadista”, un fenomeno che gli specialisti del contrasto al terrorismo definiscono “jihad bianco”. Il minore è stato arrestato in flagranza di reato e trasferito al Centro di prima accoglienza di Ancona. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.


