In un piccolo angolo di cronaca italiana, si risveglia la vicenda di Chiara Poggi, la giovane donna la cui vita è stata tragicamente spezzata nell’estate del 2007 a Garlasco. A distanza di quasi 18 anni, un nuovo capitolo si apre grazie agli esami sul DNA condotti per la “inchiesta alternativa”. Ma cosa svelano davvero queste nuove analisi?
Le indagini, condotte con meticolosità dalla genetista Denise Albani e dal dattiloscopista Domenico Marchegiani, hanno rivelato che sui resti di una colazione mai dimenticata, il DNA di Chiara è preponderante. Tuttavia, tra piattini di plastica e sacchetti di cereali, una traccia inaspettata emerge, spezzando l’apparente monotonia delle prove: il profilo genetico di Alberto Stasi, l’ex fidanzato già condannato, appare su una cannuccia di plastica.

L’unico profilo maschile individuato apparterrebbe quindi a Stasi, il fidanzato della 26enne, condannato in via definitiva a 16 anni. Alberto Stasi, che ha sempre dichiarato di aver passato l’ultima serata con Chiara, non ha mai negato la sua presenza nella casa di via Pascoli. Tuttavia, l’apparizione del suo DNA su una bevanda mai consumata da lui, il Fruttolo, solleva nuove domande. Intanto, sotto il riflettore forense, una possibile impronta digitale su un bicchierino di tè freddo aggiunge un ulteriore tassello al puzzle.

La procura di Pavia continua a scavare tra le ombre del passato, esplorando ogni angolo della scena del delitto. I fogli di acetato, custodi di impronte digitali raccolte all’epoca, sono al centro di nuovi accertamenti. Anche se molte di queste risultano prive di sangue, una traccia identificata come “sporca” accende la speranza di ulteriori sviluppi.


La difesa di Stasi non rimane a guardare e chiede un nuovo test sulla “traccia 10”, la misteriosa impronta sulla porta d’ingresso. Intanto, durante una revisione dei rilievi del 2007, emergono due nuove impronte digitali: una sullo stipite della porta della cantina e un’altra sulla cornetta del telefono, intrisa di sangue.
Chi sono i proprietari di queste impronte? La risposta potrebbe riscrivere la storia di un caso che, nonostante il passar del tempo, continua a suscitare domande e dubbi. Per ora, il nome di Chiara Poggi rimane al centro della scena, una presenza indelebile che chiede ancora giustizia.


