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“Appena è arrivato in carcere”. Morte Beatrice, cosa è successo al compagno della madre

  • Italia

Un uomo accusato di uno dei casi più drammatici degli ultimi mesi è stato trasferito in un istituto penitenziario considerato più sicuro, dopo giorni trascorsi in isolamento per ragioni legate alla sua stessa incolumità. La decisione era stata pianificata fin dal momento dell’arresto e si è concretizzata subito dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice.

Nei giorni successivi al fermo, avvenuto nella sua abitazione di Perinaldo, il 42enne è rimasto all’interno del centro clinico del carcere di Marassi. La struttura genovese, infatti, non dispone di una sezione adeguata per detenuti ritenuti particolarmente esposti a possibili aggressioni o tensioni con la popolazione carceraria. Proprio per questo motivo il trasferimento era stato predisposto fin dall’inizio.


Morte Beatrice Aiello, Emanuel Iannuzzi trasferito

L’uomo è Emanuel Iannuzzi, arrestato con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice Aiello, la bambina di appena due anni al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura. Secondo quanto emerso, durante la sua permanenza a Marassi avrebbe ricevuto pesanti insulti da parte di altri detenuti. Per evitare ulteriori problemi, è stato mantenuto in isolamento e non ha avuto contatti con la popolazione carceraria.

Tra sabato e mercoledì Iannuzzi è rimasto quindi separato dagli altri reclusi. Non avrebbe mai partecipato nemmeno all’ora d’aria e l’unico contatto con altri detenuti sarebbe avvenuto al momento dell’ingresso nella struttura genovese. Una misura straordinaria adottata per garantire la sicurezza del detenuto in attesa del trasferimento definitivo.

Mercoledì il 42enne è comparso davanti al gip del tribunale di Imperia per l’interrogatorio di garanzia. In quella sede ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione che, secondo la difesa, non rappresenta una strategia processuale definitiva ma una scelta dettata dalla necessità di conoscere prima nel dettaglio il contenuto dell’inchiesta.

“Ma siamo stati noi a consigliargli di non parlare, perché non abbiamo ancora letto né visto gli atti (che sono stati effettivamente depositati soltanto dopo l’interrogatorio, ndr)”, ha spiegato l’avvocata Maria Gioffré, che assiste Iannuzzi insieme al collega Cristian Urbini.

Parallelamente prosegue anche la posizione della madre della bambina, Emanuela Aiello, raggiunta dalle stesse contestazioni mosse dagli inquirenti. La donna si trova detenuta nel carcere di Torino, dove era stata trasferita il 9 febbraio scorso dopo aver chiamato i soccorsi sostenendo che la figlia si fosse sentita male.

La Procura, tuttavia, ritiene che quando venne effettuata quella telefonata la piccola Beatrice fosse già deceduta da diverse ore. Un elemento che continua a rappresentare uno dei punti centrali dell’indagine, mentre gli investigatori lavorano per ricostruire con precisione le ultime ore di vita della bambina e accertare eventuali responsabilità.


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