La vicenda della morte di Alice ed Ellen Kessler continua ad aprire squarci di riflessione e interrogativi, mentre la Germania e l’Italia ripercorrono gli ultimi giorni di due icone che, fino all’ultimo respiro, hanno deciso di restare unite. La scelta del suicidio assistito, compiuta lunedì 17 novembre, non è stata solo un atto estremo ma l’epilogo di un percorso ponderato, programmato e comunicato con una lucidità che lascia attoniti. Nelle ore successive alla loro scomparsa, l’attenzione si è concentrata non solo sulle modalità del loro addio, ma anche sulle implicazioni pratiche e legali che ora rischiano di complicare i funerali e l’esecuzione delle loro ultime volontà.
Nella fase immediatamente successiva alla morte, infatti, un nodo inatteso ha iniziato a emergere: il progetto delle due gemelle di riposare insieme nella stessa urna, insieme alla madre e al cane di famiglia. Un desiderio che si scontra frontalmente con la legge bavarese, rigorosa nel distinguere resti umani e animali e severa nel vietare la sepoltura congiunta di più persone nello stesso contenitore. Una norma che, se non verrà concessa una deroga, potrebbe far slittare l’ultimo saluto, alimentando tensioni e dibattiti. A questo si aggiunge la contrarietà espressa dal pastore di Gruenewald, che non avrebbe approvato la decisione delle artiste di ricorrere al suicidio assistito, contribuendo così ad accendere ulteriori polemiche intorno al loro addio.
Gemelle Kessler, funerali a rischio?

A illuminare però il lato più intimo delle gemelle è la loro ultima lettera, quella che hanno inviato alle amiche più care, Carolin Reiber e Bibi Johns, e che oggi rappresenta il manifesto emotivo del loro commiato. «Amiche care, non siate tristi, ci rivedremo sulle nuvole!», scrivono le due sorelle, accompagnando le parole a un dono che aveva il sapore di un’eredità affettiva. Carolin, giornalista e storica conduttrice della Volkstümliche Hitparade, aveva ricevuto il plico con l’indicazione «da aprire non prima del 18 novembre». Eppure, quando lunedì ha appreso della loro morte, non ha resistito: ha aperto la busta davanti alla redazione, tra le lacrime, trovando la lettera e i gioielli, «anche le collane di giada che sapevano che amavo tantissimo». «Una lettera piena di gratitudine e di amore», ha spiegato, consapevole che, dietro la tristezza, c’era anche la certezza che le due sorelle avevano fatto ciò che avevano sempre desiderato, «evitando sofferenze inutili».

Solo più avanti emerge il capitolo, altrettanto significativo, del loro testamento. Le Kessler avevano infatti aggiornato le ultime volontà due anni fa, scegliendo una destinazione chiara per il loro patrimonio: la beneficenza. A spiccare tra le organizzazioni citate c’è Medici Senza Frontiere, a cui andrà la parte più consistente dell’eredità. Ma la loro generosità abbraccerà anche la Christoffel Blind Mission, l’Unicef e la Paul Klinger Artists’ Social Welfare Organization, realtà impegnate nel sociale e nell’assistenza, a testimonianza di un impegno etico che le artiste hanno voluto confermare oltre la vita.
La pianificazione del loro addio emerge con ancor più forza ripercorrendo le loro ultime settimane. Il 24 ottobre Alice ed Ellen avevano partecipato alla premiere del Circo Roncalli a Monaco di Baviera, una delle rare uscite pubbliche degli ultimi mesi. Poi, il 3 novembre, la lettera di ringraziamento agli organizzatori del circo: «Vi ringraziamo per la serata sensazionale, ci siamo divertite e abbiamo riso. Ci siamo resi conto di quanto è grandioso il vostro spettacolo. Speriamo con tutto il cuore che il vostro lavoro andrà avanti ancora per molti anni. Con affetto Alice ed Ellen Kessler». Parole che, oggi, risuonano come un saluto definitivo, quasi una preparazione a ciò che avevano ormai deciso.

Infine, un dettaglio raccontato durante la trasmissione La Volta Buona dai titolari del ristorante che frequentavano abitualmente aggiunge un ulteriore tassello alla loro storia: l’ultima cena, fegato e spaghetti alle vongole, consumata in silenzio, senza finire il piatto. Nessuna parola in più, solo un velo di malinconia negli occhi. Un presagio che oggi appare chiaro, ma che allora era nascosto nella loro riservatezza, quella stessa che ha accompagnato il loro ultimo viaggio, studiato con precisione e vissuto con un’unione che, ancora una volta, ha confermato il loro destino: insieme, fino alla fine.


