Per anni il pubblico lo ha conosciuto come uno dei volti più solidi e rassicuranti del calcio italiano, un uomo abituato alla disciplina, al controllo, alla misura. Eppure, dietro quell’immagine così composta, c’era una storia privata segnata da paure profonde, sensi di colpa, notti interminabili e una sofferenza familiare che ha messo tutti a dura prova. Nella lunga conversazione concessa al podcast One more time di Luca Casadei, Billy Costacurta ha scelto di mettere da parte il personaggio pubblico e di raccontarsi in modo radicalmente sincero.
L’intervista ha seguito il format consueto del podcast, partendo dall’infanzia, dal rapporto con i genitori e dai passaggi fondamentali della sua vita personale e professionale. L’ex campione ha ripercorso la carriera, i sentimenti legati al calcio, il peso di certe esperienze vissute in campo e fuori, fino ad arrivare alla sfera più intima, quella condivisa da quasi trent’anni con Martina Colombari. Proprio parlando della loro lunga storia d’amore, il racconto ha lentamente preso una piega molto più dolorosa, entrando nel capitolo che più di ogni altro ha segnato la loro esistenza.
“Fuggito”. Achille Costacurta, la scoperta dopo l’annuncio dei giorni scorsi

Nel suo ricordo, i segnali di un disagio erano comparsi molto presto. Achille Costacurta, ha spiegato il padre, da bambino appariva particolarmente vivace, difficile da contenere, incapace di stare fermo in classe e spesso lontano dagli equilibri del gruppo. Una situazione che aveva spinto la famiglia a cercare aiuto, rivolgendosi a psicologi e specialisti, senza però ricevere subito risposte davvero risolutive. In quel lungo periodo, i problemi invece di attenuarsi hanno continuato a crescere, alimentati anche da diagnosi sbagliate e da terapie che, come ha raccontato Costacurta, non facevano che peggiorare la condizione del figlio.

Il momento in cui la famiglia ha compreso fino in fondo la gravità della situazione è arrivato durante l’adolescenza. Billy Costacurta ha ricordato che a 13 anni Achille, dopo essere stato punito dalla madre con il sequestro del telefono, si allontanò da casa per due giorni e mezzo senza dare notizie. È lì che tutto ha assunto un altro significato. “Lì abbiamo capito che avevamo a che fare con un osso duro, che potevano sorgere dei grandi problemi”, ha confessato Alessandro ai microfoni del podcast. Solo molto più tardi, quattro anni fa, è arrivata la diagnosi di Adhd, grazie all’intervento di una dottoressa che ha aiutato concretamente la famiglia a rimettere insieme i pezzi di una vicenda già diventata devastante.
Da quel momento, anche i genitori hanno dovuto imparare un linguaggio nuovo per tentare di ricostruire il rapporto con il figlio. Costacurta ha raccontato che lui e Martina Colombari hanno partecipato a corsi specifici, non solo per comprendere meglio il disturbo, ma soprattutto per riuscire finalmente a comunicare con Achille in modo efficace. “Ci servivano soprattutto per comunicare con lui, era quella la parte fondamentale, perché non eravamo stati capaci di farlo nel modo giusto”.

Nel suo racconto emerge un’immagine doppia del ragazzo, fatta di dolcezza e improvvise esplosioni. “Quando Achille non aveva le sue crisi era proprio il figlio di Martina: un ragazzo educato, con la voglia di ridere e scherzare. Ma bastavano un gesto o una parola sbagliata per accenderlo, cose che ci hanno portato a prendere dei provvedimenti che non avremmo mai voluto prendere”.
Ed è proprio nella parte finale dell’intervista che arriva il passaggio più duro, quello che trasforma il racconto in una confessione lacerante. Billy Costacurta ha parlato apertamente dei ricoveri del figlio, dell’adolescenza segnata dalle droghe, del tentato suicidio e del dolore di una famiglia costretta a confrontarsi con il Tso.

“Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, il momento in cui ho lasciato Achille all’ospedale per un TSO. Gli hanno fatto una puntura per calmarlo perché sembrava indiavolato. Sono stati momenti che ci hanno costretto veramente a tirar fuori delle energie pazzesche. Ogni tanto dicevo a Martina: ‘Marti, non ce la faccio, perdonami, ma non riesco a entrare in ospedale e vederlo là‘. Lei ogni giorno entrava nei momenti più difficili, io non riuscivo a vedere mio figlio: Martina mi ha dimostrato di avere una forza incredibile”.
Più che il racconto di una crisi, quello emerso nel podcast è il ritratto di una famiglia travolta da qualcosa di enorme, ma decisa a non spezzarsi. Costacurta non ha nascosto il senso di impotenza, gli errori, la fatica, né la fragilità con cui ha vissuto i giorni peggiori. Allo stesso tempo, però, dalle sue parole affiora anche un’idea molto precisa: davanti al dolore più estremo, l’unico modo per resistere è restare uniti. Ed è forse proprio questo l’aspetto più forte della sua testimonianza, la scelta di raccontare senza filtri non solo il crollo, ma anche la tenacia necessaria per continuare a esserci, quando tutto sembra andare in pezzi.


