A quanti (e ce ne sono ancora tanti) sognano un posto in banca sembrerà strano, il prossimo 30 gennaio, trovare gli sportelli chiusi per sciopero. I bancari italiani hanno però deciso di incrociare le braccia quel giorno e poi di astenersi per un mese dagli straordinari. Era già successo il 31 ottobre 2013, ma quella mobilitazione interruppe un periodo di “pace” tra lavoratori (oltre 300 mila) e banchieri durato ben dodici anni. Il problema è il rinnovo del contratto collettivo nazionale, che l’Associazione Bancaria Italiana ha disdetto unilateralmente e minaccia di non applicare più a partire dal 1 aprile. Se così sarà, da quel giorno ogni azienda contratterà con i suoi lavoratori, con un inevitabile calo di retribuzioni e tutele. (continua dopo la foto)

Tutti i segreti delle banche per truffare i clienti
“Il bancario non è un numero senza volto, ha una storia, una carriera, una professionalità e il diritto di difendere il potere d’acquisto dei salari e la dignità del lavoro. Vogliamo rimanere bancari al servizio del Paese, contro l’egoismo dei banchieri al fianco dei clienti e dei risparmiatori” tuonano gli otto sindacati del settore in un comunicato unitario. Il tavolo del confronto con l’Abi, rappresentata da Alessandro Profumo, è saltato quando i banchieri hanno chiesto di bloccare gli aumenti automatici del costo del lavoro (scatti di anzianità e interventi sul Tfr) e di rendere il contratto nazionale più snello e flessibile, lasciando più spazio alla contrattazione aziendale. In cambio, proponevano un recupero dell’inflazione pari a meno di un terzo di quello calcolato dai sindacati.


