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Un’idea sfiziosa per il vostro pranzo. Avete mai sentito parlare della “Tiella della suocera”? È una vera delizia e un trionfo di sapori. Ecco come si fa

  • Cucina

 

Vi mancano idee in cucina? Vi diamo una mano noi con qualcosa di nuovo, più fresco e buono per il vostro pranzo. Diciamo che con il cambiare del tempo, del clima e delle temperature, cambiano anche le nostre esigenze culinarie. Non sono gli altri a deciderlo, ma è il nostro metabolismo a chiedercelo. E quindi non dobbiamo fare altro che assecondarlo. Per questo, oggi, vi proponiamo un’idea per il vostro pranzo, o comunque per un pasto della giornata. Inutile dirlo, abbiamo pensato a qualcosa di sano, veloce e facile da preparare. Parliamo della “Tiella della suocera“. L’avete mai sentita nominare? Ecco tutti i nostri consigli su come prepararla al meglio e come gustarvela. Vi diciamo subito che questa ricetta è stata selezionata dal libro “CUCINA MAREMMANA” di Aldo Santini. Eccola… (Continua a leggere dopo la foto)


“Tiella” della suocera (4 persone). Iniziamo dagli ingredienti: – 2 peperoni gialli – 2 melanzane – 250 gr di mozzarella – 4 cucchiai di pangrattato – origano – 300 gr di pomodori freschi o pelati – 500 gr di patate – 60 gr di pecorino – basilico – sale e pepe, olio q.b.. Come prepararla: Lavare e tagliare a fette sottili gli ortaggi. In una pirofila da forno mettere un filo d’olio e uno strato di pomodori; proseguire con uno strato di patate, uno di melanzane, uno di peperoni e uno di mozzarella. Di tanto in tanto aggiungere un pizzico di sale e di pepe oltre a foglioline di basilico. Ripetere ancora e nella stessa sequenza gli strati degli ortaggi. Terminare con pezzetti di mozzarella e pomodori. Mescolare il pecorino al pan grattato con origano, sale e pepe. Ricoprire i pomodori e condire con olio. Infornare a 200° per un’ora circa. (Continua a leggere dopo le foto)

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La “CUCINA MAREMMANA”: Una cucina che si basa sulla miseria locale coniugata con la miseria dei lavoranti stagionali, unici momenti di sollievo nella raccolta e nella caccia; questa soprattutto agli animali più feroci, molto più pericolosi dei lupi o degli orsi, i cinghiali. Caccia fatta da tracciatori e tiratori mitici, che poco si curano di regolamenti, riserve e tabelle, e molto della propria fama e dei torti subiti, tanto da star sempre con un piede sui confini del brigantaggio; i butteri, centauri moderni dalle favolose qualità equestri, inventori di una cucina all’aperto come quella degli indiani d’America; e finalmente l’età dell’oro arrivata, contrariamente al solito, alla fine del racconto mitologico e non all’inizio, la bonifica, il turismo di massa e di élite (Capalbio e ditorni), i ristoranti dove l’antico spartito della fame viene riletto in chiave di stuzzicante curiosità.

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