Non c’è pace per il consumatore italiano. Nonostante il nostro sia il paese europeo con più controlli in materia di sicurezza alimentare, ogni tanto la stampa diffonde un allarme. Questa volta riguarda il celebre Grana Padano, tra le eccellenze italiane invidiate in tutto il mondo. Cinque caseifici avrebbero impiegato latte con aflatossina per preparare forme di formaggio che dovrebbero ricevere il marchio Grana Padano a giugno.
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Dagli addetti ai lavori si commenta così. Riportato dal Corriere della sera, Stefano Berni, direttore del consorzio, ricorda subito due numeri: “Le forme sequestrate sono circa 7mila, numeri che vanno rapportati ai 4,6 milioni l’anno di forme commercializzate”. E aggiunge un altro dettaglio non da poco: “Per fare un chilo di grana servono 15 litri di latte. E il limite massimo di aflatossina stabilito dal ministero della Salute è di 275 nanogrammi al chilo per i formaggi duri, non di 50 come per il latte. Per questo siamo tranquilli: credo siano pochissime, se non pari a zero, le forme con contaminazioni fuorilegge”. Cesare Baldrighi (agronomo) ricorda che “nella produzione del grana la metà delle aflatossine, che sono solubili, finisce nel siero e solo metà nell’impasto”. Per Berni questi non devono essere alibi per quei caseifici che hanno ritirato il latte sapendo che era contaminato: “Con loro la magistratura sia durissima. Ma so di altri operatori che non sapevano di ritirare latte fuori norma, gli allevatori non glielo avevano comunicato. E va comunque ricordato che le cisterne raccolgono latte da più stalle, diluendo quindi – anche se è vietato per legge – la presenza di micotossine”.
Il timore di Berni però, è che il fenomeno del latte all’aflatossina non sia limitato a cinque dei 28 caseifici bresciani produttori di Grana. Ma possa riguardare anche altre province lombarde e regioni come Veneto, Emilia, Piemonte, dove si produce il pregiato formaggio Dop. “È impensabile che le stalle ‘disinvolte’ siano solo nella nostra provincia. È che qui i Nas hanno fatto i controlli”. Insomma, c’è da aspettarsi nuovi importanti capitoli della vicenda.
E per questo è già panico tra i consumatori. Come si diceva, sono state già sequestrate 7mila forme di Grana Padano e i numeri potrebbero ancora crescere. Il latte “incriminato” è stato munto in una trentina di stalle (nel Bresciano, nel Cremonese e nel Mantovano). Le vacche che hanno prodotto questo latte hanno mangiato mais locale contaminato da cangerogena aflatossina B1, fungo sprigionatosi per colpa dell’estate arida e caldissima
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