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“È morta di crepacuore”. Lutto choc, addio alla famosa dopo la scomparsa del marito: “Troppo dolore”

La sua voce è stata per anni una delle più autorevoli e coraggiose nel raccontare le contraddizioni dell’Iran contemporaneo. Attraverso il fumetto, il cinema e l’arte, ha saputo trasformare la propria esperienza personale in una testimonianza universale di libertà, resistenza e autodeterminazione. La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione nel mondo della cultura internazionale, dove era considerata una delle intellettuali più influenti degli ultimi decenni.

A colpire maggiormente, però, è la causa della morte indicata dalla famiglia. La celebre artista si sarebbe spenta a 56 anni sopraffatta dal dolore per la perdita del marito, avvenuta poco più di un anno fa. Un legame profondissimo, quello con l’economista svedese Mattias Ripa, conosciuto a Parigi oltre trent’anni fa e diventato non solo compagno di vita, ma anche collaboratore artistico.


I familiari hanno affidato alle agenzie di stampa un messaggio carico di emozione: “Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”. Una dichiarazione che racconta il dramma vissuto dalla fumettista dopo la morte del marito, avvenuta l’8 aprile dello scorso anno all’età di 52 anni.

Marjane Satrapi, scrittrice, fumettista, regista e artista iraniana naturalizzata francese, è diventata famosa in tutto il mondo grazie a Persepolis, l’opera autobiografica che ha raccontato la sua infanzia e adolescenza nella Teheran sconvolta dalla rivoluzione islamica. Arrivata in Francia nel 1994, ottenne la cittadinanza francese nel 2006 e divenne una delle più ferme critiche del regime teocratico iraniano.

Pubblicata tra il 2000 e il 2001, la graphic novel in bianco e nero Persepolis conquistò lettori in ogni continente grazie al suo stile diretto e alla capacità di raccontare eventi storici complessi attraverso gli occhi di una giovane ragazza. L’opera descrive la caduta dello Scià, l’ascesa della Repubblica Islamica e le conseguenze delle nuove restrizioni sulla vita quotidiana degli iraniani. Come ha scritto Carlotta Eco sull’Enciclopedia delle donne, “Persepolis è il primo fumetto autobiografico sulla storia iraniana. Scritta con l’intento di “ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta”, Persepolis (dal nome greco dell’antica “città dei persi” fondata nel 520 a.C.) è la saga di una famiglia iraniana che vive a Teheran tra il 1960 e il 1990”.

La famiglia Satrapi, di origini aristocratiche e fortemente orientata verso valori democratici e occidentali, decise di mandare la giovane Marjane a Vienna all’età di 15 anni per proteggerla dal crescente oscurantismo del regime di Khomeini. Dopo un primo ritorno in Iran nel 1988, dove studiò disegno in un ambiente fortemente condizionato dalle imposizioni religiose, lasciò nuovamente il Paese nel 1991 trasferendosi prima a Strasburgo e successivamente a Parigi.

Nella capitale francese iniziò anche la lunga storia d’amore con Mattias Ripa. Parallelamente crebbe il suo successo artistico. Nel 2007 l’adattamento cinematografico di Persepolis, diretto insieme a Vincent Paronnaud, venne presentato in concorso al Festival di Cannes conquistando il Premio della Giuria e ottenendo successivamente una candidatura agli Oscar come miglior film straniero. Negli anni successivi realizzò altre opere apprezzate come Ricami, Pollo alle prugne, oltre ai film The Voices, Radioactive dedicato a Marie Curie e Paradis Paris, uscito nel 2024.

Negli ultimi anni la sua attenzione si era concentrata ancora una volta sulla situazione politica e sociale dell’Iran. Nel 2023 aveva coordinato la realizzazione di Woman, Life, Freedom, volume collettivo nato per raccontare le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, la giovane donna curdo-iraniana arrestata nel 2022 per non aver indossato correttamente il velo islamico.

In una celebre intervista concessa a Emma Watson aveva sintetizzato così il proprio pensiero: “Il nemico della democrazia non è una sola persona. Il nemico della democrazia è la cultura patriarcale. Come in famiglia, dove il padre decide e ha l’ultima parola, così un dittatore è il padre della nazione. Se abbiamo più donne istruite, avremo anche società più istruite. Questo, senza alcun “pregiudizio femminista”, è un dato di fatto”.

La sua battaglia civile non si è mai fermata. Lo scorso anno aveva persino rifiutato la Legion d’onore francese, denunciando quella che definì l’”ipocrisia” della Francia nei rapporti con l’Iran e criticando le restrizioni sui visti che, a suo giudizio, ostacolavano la fuga dei dissidenti dal Paese. Con la sua morte scompare non soltanto una grande artista, ma una figura simbolo della lotta per la libertà, i diritti delle donne e la difesa della democrazia contro ogni forma di oppressione.


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