“L’economia illegale in Italia nel quadriennio 2005-2008 potrebbe pesare per oltre il 10 per cento del Pil”. Che in soldoni fanno oltre 150 miliardi di euro. É la stima più alta, realizzata studiando la quantità di moneta circolante, citata oggi da governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco davanti alla Commissione Antimafia. Qualunque sia il suo peso effettivo, di sicuro la forza dell’ecomia criminale allontana dall’Italia gli investitori stranieri: “Se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro, tra il 2006 e il 2012 i flussi di investimento esteri in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento – quasi 16 miliardi di euro – agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo”. (continua dopo la foto)

Per far capire come l’illegalità pesi sull’economia, Visco ha citato cosa è successo nei trent’anni successivi ai terremoti del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980): “In Friuli Venezia Giulia, dove la criminalità organizzata non era presente, la crescita del Pil pro capite è stata superiore di circa 20 punti percentuali a quella osservata in una regione controfattuale, mentre in Irpinia, dove la criminalità organizzata era fortemente radicata, la crescita del Pil pro capite è stata inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quella della regione di controllo”. Intanto, dall”Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia arriva un altro dato allarmante: “A parità di altre condizioni, i flussi indirizzati verso i cosiddetti ‘paradisi fiscali’ sono di circa il 36 per cento più elevati di quelli verso gli altri paesi esteri”


