Il coronavirus ha stravolto la vita di milioni di italiani. Ma, tra le tante conseguenze della pandemia, ce n’è una sulla quale in pochi si sono soffermati. Parliamo del virus nelle carceri. Al momento sono 350 le persone contagiate sia trai detenuti che tra gli agenti di polizia penitenziaria. Non si tratta di veri e propri focolai, evidentemente le misure sono state applicate a dovere. Ma la situazione potrebbe presto peggiorare, considerando il poco spazio a disposizione all’interno delle celle.
Per questo motivo nell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri sono state prese delle decisioni per limitare il contagio. Saranno ben 5000 i detenuti che beneficeranno di particolari permessi che consentiranno loro di lasciare il carcere. Duemila di loro sono già in semilibertà e adesso potranno restare a dormire a casa senza rientrare in prigione. Inoltre ci sono tremila detenuti comuni che potranno lasciare la propria cella e trascorrere il periodo di detenzione ai domiciliari. (Continua a leggere dopo la foto)

Si tratta di meno del 10% dell’intera popolazione carceraria, ma, in particolare, di chi stiamo parlando? La norma prevede la detenzione domiciliare, con l’obbligo di braccialetto elettronico, per i detenuti che hanno subito pene non superiori ai 18 mesi. Lo stesso ministro Alfonso Bonafede ha annunciato che non godranno di questa possibilità i condannati per mafia, terrorismo, corruzione, voto di scambio, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking. (Continua a leggere dopo la foto)
Inoltre la nuova norma non si applica a chi si è reso protagonista di rivolte in carcere, chi ha subito nell’ultimo anno un provvedimento disciplinare e chi, dopo l’entrata in vigore del provvedimento, si sarà reso responsabile di disordini, rivolte o sommosse. Per quanto riguarda i detenuti in semilibertà questi potranno godere del permesso per un periodo superiore al massimo previsto e fino al 31 dicembre. Questo per evitare che possano contagiare altri sia all’interno delle carceri che all’esterno. (Continua a leggere dopo la foto)

“Sono norme importanti ed equilibrate – le parole del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis – che mi auguro contribuiranno a ridurre i rischi di diffusione dei contagi senza compromettere le esigenze di sicurezza”. Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti, per la lotta al Covid chiede però un ulteriore sforzo: “Resta ineludibile la predisposizione di spazi di ricovero interno che si spera non siano necessari, ma che sarebbe errato non prevedere”.
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