Non era stato tenero con suo papà, Piero Villaggio. Il figlio del famoso ragionier Ugo Fantozzi (impersonato da Paolo Villaggio) a 53 anni ha pubblicato un libro di memorie. Un racconto che parla del suo rapporto con il padre, sempre assente, e la dipendenza dalle droghe pesanti.
“Assente”, “egoista”, “megalomane”: erano stati alcuni degli aggettivi che Piero utilizza per descrivere il padre. “Relazionarsi con lui è molto difficile”, aveva confessato in un’intervista a Vanity Fair. “È una persona molto invadente ed egocentrica, come quasi tutti quelli che fanno il suo mestiere. La prima volta che sono riuscito a parlargli liberamente risale all’incirca a dieci anni fa, prima di allora non avevamo mai avuto una relazione padre-figlio canonica”.
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A pochi giorni dalle dichiarazioni che di fatto avevano alzato un polverone, il figlio di Paolo Villaggio è tornato in tv per chiarire: “Non è stata colpa di mio padre – ha confessato Piero a Domenica Live -. Ma ho sofferto un’assenza, una mancanza dei miei genitori. Mio padre era impegnato con il suo lavoro, che lo portava via. Forse ero solo più sensibile degli altri bambini, avevo bisogno di una guida e lui non c’è stato, in buona fede, ma non c’è stato. A 17 anni ho iniziato a ricorrere all’eroina. Soffrivo una situazione di disagio, mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ero timido. Un mio amico mi ha detto se volevo provare quella polvere, lui era già tossico e io l’ho provata senza pensarci. Era il 1979”. Ma “il paradiso nascondeva l’inferno” – ha aggiunto – “È durato fino al 1984 e sono stato anche arrestato con del metadone”.
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