La confessione è arrivata nella prima udienza d’appello per il femminicidio di Aurora Tila, la tredicenne morta il 25 ottobre 2024 a Piacenza. Collegato dal carcere minorile di Catanzaro, l’ex fidanzato, oggi sedicenne, ha smesso di negare e dichiarato: “Ho ucciso io Aurora, l’ho gettata dal balcone”. Il ragazzo si è poi scusato per il gesto e per aver atteso così a lungo prima di assumersi le proprie responsabilità.
“Abbiamo ascoltato le sue dichiarazioni, si è scusato sia per il ritardo sia con i familiari”, ha detto l’avvocato Emilio Malaspina, legale della madre Morena Corbellini. “Ma dal nostro punto di vista questa confessione arriva molto in ritardo e non apporta nulla a tutto il lavoro già svolto da Procura e Tribunale. Riteniamo che non dia un contributo determinante ai fini di uno sconto della pena; la scelta è stata fatta chiaramente nel tentativo di abbassare i 17 anni del primo grado“.

La ricostruzione del femminicidio di Aurora Tila
Il giovane era stato condannato in primo grado a 17 anni di carcere per omicidio volontario pluriaggravato dallo stalking. Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale per i minorenni di Bologna, spinse Aurora oltre la ringhiera del balcone al settimo piano e la colpì alle mani con le ginocchia mentre lei tentava di restare aggrappata. Testimonianze, perizie e messaggi avevano formato un quadro probatorio definito solido già prima della confessione resa in appello.
Dalle motivazioni della sentenza emerge il clima soffocante vissuto dalla ragazzina. Tra l’estate e l’inizio di ottobre 2024 Aurora si era rivolta persino a ChatGPT per chiedere: “Secondo te dovrei lasciarlo?“. Per l’accusa quelle conversazioni, insieme ai messaggi raccolti, documentano le pressioni e le persecuzioni dell’ex fidanzato. Il giorno prima del delitto, inoltre, il ragazzo avrebbe confidato a un amico l’intenzione di ucciderla e si sarebbe procurato un cacciavite.

A convincere Aurora all’ultimo incontro sarebbe stato un messaggio inviato dal giovane: “Domani ultima volta, poi mai più. Ti prometto che dopo l’uscita di venerdì non ti cercherò mai più“. Lei sperava in un chiarimento, mentre secondo i giudici il proposito omicida era già maturato. Il processo d’appello è stato aggiornato al 10 settembre 2026: la Corte acquisirà una relazione sul comportamento del ragazzo nell’istituto di detenzione e poi deciderà sulla condanna.


