Negli ultimi giorni il presunto attentato ai danni di Sigfrido Ranucci è diventato uno dei casi più discussi nel panorama dell’informazione italiana. L’inchiesta, ancora nelle fasi iniziali, sta facendo emergere nuovi dettagli e interrogativi che coinvolgono personaggi noti e rapporti rimasti finora lontani dai riflettori. Con il passare delle ore aumentano le domande su chi possa aver organizzato il piano e, soprattutto, sulle reali motivazioni che si nasconderebbero dietro la vicenda.
A riportare il caso al centro del dibattito è stato anche Massimo Giletti, che da tempo segue gli sviluppi dell’indagine e sostiene di aver contribuito a individuare alcuni elementi chiave. Il giornalista invita però alla prudenza, lasciando intendere che potrebbero emergere presto novità molto importanti destinate a cambiare la lettura dell’intera storia.

Massimo Giletti parla dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci
«In questa storia ci sono dentro da tempo e credo che tra poco ci sarà un colpo di scena molto delicato sulle vere motivazioni»., ha detto il giornalista. Proprio mentre gli investigatori continuano ad approfondire ogni aspetto dell’inchiesta, le dichiarazioni di Giletti hanno acceso un nuovo fronte di polemiche. Nel mirino del conduttore è finito anche Valter Lavitola, figura che compare nelle indagini e il cui rapporto con Ranucci è destinato a far discutere ancora.
Massimo Giletti è sicuro: «In questa storia ci sono dentro da tempo e credo che tra poco ci sarà un colpo di scena molto delicato sulle vere motivazioni». Sul caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci, il giornalista rivendica le sue scoperte ma per ora non si sbilancia. «Io sono estremamente cauto, ricordo semplicemente che, come dice l’ordinanza, i criminali che hanno messo l’esplosivo sotto le macchine di Ranucci, li ho identificati io. Sono stato io a dire per la prima volta che erano su una 500 arrivata dalla Campania e che erano legati alla Camorra», ha detto all’Ansa.

Poi è andato all’attacco di Valter Lavitola, amico di Ranucci sospettato di essere il mandante dell’attentato: «Ho grande rispetto per tutti, molto meno per Valter Lavitola perché è molto legato a Dell’Utri e Dell’Utri è quello che in un’intercettazione della Dia diceva “chiudete Giletti perché disturba”…. Personalmente non andrei mai a cena con Lavitola».
Il giornalista è poi tornato sull’argomento dialogando con il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci nella giornata inaugurale della 25ª edizione de “Il libro possibile”, festival sostenuto da Pirelli, che vedrà la prima parte tenersi a Polignano a Mare (8-11 luglio) e la seconda a Vieste (21-25 luglio).

«Lavitola è un criminale. Con certe persone io non ho niente da spartire, e per me “amicizia” è una parola sacra. Mi interesserebbe chiedere a Sigfrido come ha fatto a stringere un rapporto d’amicizia con una persona di questo tipo, che poi scopriamo potrebbe essere l’uomo che ha gestito, non si sa per quale motivo, quell’attentato. È una cosa che mi lascia perplesso». L’inchiesta è solo all’inizio, ma i dubbi sul rapporto tra il conduttore e il faccendiere si fanno sempre più ingombranti.


