Jannik Sinner continua a far parlare di sé non soltanto per le sue prestazioni sul campo, ma anche per alcuni dettagli curiosi che raccontano il lato più personale del numero uno del mondo. Dopo aver conquistato la semifinale di Wimbledon, il campione azzurro si è lasciato sfuggire un retroscena che ha immediatamente attirato l’attenzione degli appassionati, rivelando una piccola regola che il suo staff conosce ormai alla perfezione e che nessuno osa infrangere.
Nel corso della conferenza stampa successiva al successo nei quarti di finale contro Jan-Lennard Struff, quando sembrava che l’incontro con i giornalisti fosse ormai terminato, è arrivata una domanda insolita. Non riguardava il match né il prossimo avversario, ma l’abbigliamento scelto dai componenti del suo team durante le partite. Una curiosità che ha dato il via a una risposta sorprendente e che ha mostrato quanto, anche ai massimi livelli dello sport, la componente della scaramanzia possa avere un suo peso.
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Jannik Sinner, il ‘veto’ che riguarda il suo team
A quel punto a Sinner è stato chiesto: “Jannik, il tuo team indossa sempre lo stesso colore, coordinandosi tra loro. Chi sceglie quel colore e quante opzioni ci sono?”. Il tennista ha subito chiarito di non essere lui a decidere: “Devi chiedere al mio team. Non sono io”. Una risposta che sembrava chiudere definitivamente l’argomento, prima della rivelazione che ha incuriosito tutti.
Quando il giornalista ha insistito chiedendogli una conferma, il campione altoatesino ha ammesso che esiste un’unica eccezione alla libertà concessa ai suoi collaboratori. “No, non me ne occupo io. L’unico colore che non mi piace è il cappellino bianco, per un motivo ben preciso: abbiamo una percentuale di vittorie non buona quando indossano un cappellino bianco… ma per il resto scelgono loro”. Una motivazione raccontata con il sorriso, ma che lascia intuire come quel particolare sia ormai diventato una sorta di regola non scritta nel box del numero uno del ranking.

Così Simone Vagnozzi, Darren Cahill, il preparatore atletico Marco Panichi Ferrara e il fisioterapista Ulises Badio Resnicoff, presenti sugli spalti durante il torneo londinese, possono scegliere liberamente il resto dell’abbigliamento, purché evitino quel copricapo bianco che, secondo le statistiche raccolte dal campione italiano, non porta fortuna. Un dettaglio curioso che si aggiunge ai tanti rituali che accompagnano Sinner prima e durante ogni incontro.
In realtà il fuoriclasse azzurro non ha mai nascosto di avere una serie di abitudini ben precise. Più che vere superstizioni, le considera routine che lo aiutano a trovare concentrazione e ritmo. Entra sempre in campo con il piede destro, evita di calpestare le linee con il piede sinistro e, prima di servire, fa rimbalzare la pallina esattamente sette volte sulla prima di servizio e cinque sulla seconda. Prima di ogni match passa inoltre sempre dal bagno, un gesto che per lui rappresenta una sorta di segnale mentale dell’imminente sfida.


Anche dopo le vittorie esiste una tradizione ormai consolidata. Quando conquista un torneo o vive una settimana particolarmente positiva, Sinner festeggia concedendosi hamburger con patatine, Coca-Cola e un dolce, scegliendo tra tiramisù e gelato. Un piccolo premio che spera di potersi regalare ancora una volta al termine di Wimbledon, anche se prima dovrà superare uno degli ostacoli più difficili della sua carriera: la semifinale contro Novak Djokovic, una sfida che potrebbe spalancargli le porte di un’altra storica finale nello Slam londinese.


