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Vertice NATO, ma con chi è seduta Giorgia Meloni? Da non crederci

meloni vertice nato con chi seduta

Ad Ankara l’aria è quella delle grandi ore: strette di mano, foto di rito e agende piene. Ma dietro il protocollo si avverte una tensione sottile, quasi personale. Perché basta una frase, detta nel momento giusto, per cambiare il clima di un summit e far tremare più di un equilibrio.

Il vertice della Nato si apre con un’agenda pesantissima: difesa, investimenti miliardari, Ucraina e nuove tecnologie di guerra. Eppure, mentre gli alleati discutono di sistemi e numeri, l’attenzione si sposta su un’altra partita: quella delle lealtà e delle scelte politiche che dividono l’Occidente.

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Il summit di Ankara tra bilaterali e nervi scoperti

Il segretario generale Mark Rutte presenta programmi comuni tra Europa e Stati Uniti, con contratti “per miliardi”. Intanto il presidente americano Donald Trump è atteso da incontri che possono pesare sul futuro dei dossier più caldi: faccia a faccia con Volodymyr Zelensky, con Recep Tayyip Erdogan e con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa.

Il contesto è quello di una Nato chiamata a correre: la guerra tra Russia e Ucraina non si spegne, la competizione sui droni accelera, e la difesa aerea torna tema quotidiano. Ogni parola detta in pubblico, in queste ore, diventa un segnale per gli alleati e un messaggio per gli avversari. Secondo quanto riportato anche da ANSA, la giornata si è aperta con l’obiettivo di rafforzare l’apparato industriale della difesa e di coordinare meglio le risposte comuni, mentre sullo sfondo resta il nodo della condivisione dei costi e dell’impegno reale dei Paesi membri.

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“Turchia alleata”: la frase che gela l’Europa

Poi arriva il passaggio che fa rumore. Trump parla di “ottimi rapporti” con la Turchia e insiste su un concetto destinato a far discutere: Ankara sarebbe stata “molto più leale” di altri Paesi che ci si aspettava vicini agli Stati Uniti. Un riferimento che, di fatto, punta dritto sugli alleati europei.

Il presidente americano rivendica gli investimenti degli Usa nella Nato e affonda: gli alleati “dovrebbero essere disposti a dare una mano”. Quindi cita apertamente Italia, Germania, Francia e anche la Gran Bretagna, accusandole di aver “rifiutato” di aiutare Washington nella guerra contro l’Iran. “Stavo mettendo alla prova gli alleati”, aggiunge.

Il nodo F-35 e la partita delle forniture

Nel botta e risposta con i giornalisti spunta anche il tema più sensibile: la possibilità di fornire F-35 alla Turchia. Trump non chiude la porta, anzi: “È più leale di altri Paesi. È qualcosa che consideriamo di sicuro”. Parole che, in un summit dedicato alla compattezza, suonano come un avvertimento.

Nel frattempo, la Nato prova a mostrare unità sul piano tecnico e industriale: annunci su aerocisterne Airbus A330 MRTT, programmi per gli A400M e fino a cinque droni Triton per sorveglianza e intelligence. Il messaggio è chiaro: l’Alleanza investe e si modernizza. Ma la politica, ancora una volta, rischia di fare più rumore dei numeri.

Giorgia Meloni al tavolo con Erdogan e Trump

Alla cena dei leader della Nato ad Ankara, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata con qualche minuto di ritardo, ha preso posto allo stesso tavolo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del presidente statunitense Donald Trump. Con loro, secondo quanto si apprende, siedono anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz con la moglie Charlotte, il presidente francese Emmanuel Macron con Brigitte e il premier britannico Keir Starmer.

“Rapporti cordiali”. Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto ai giornalisti al termine della cena dei leader della Nato, interpellata sull’eventualità di un chiarimento con il presidente americano Donald Trump.

Nel cuore del summit c’è anche la nuova Nato Drone Edge Initiative, un piano da oltre 40 miliardi di dollari in cinque anni per rafforzare le capacità anti-drone, costruire un mercato comune di sistemi e aumentare gli operatori specializzati. Un’area in cui la guerra in Ucraina ha mostrato quanto si giochi ormai “nei cieli”.

Zelensky arriva ad Ankara con priorità nette: più sistemi di difesa aerea, missili, licenze di produzione e accordi sui droni. E mette in fila l’argomento più spinoso: “Non ci saranno mai abbastanza Patriot per tutti”. È qui che la cooperazione industriale, e la volontà politica di condividerla, diventa decisiva.

Rutte prova a tenere insieme la squadra con una metafora calcistica: “Nessuno vince da solo”. Ma la giornata, ormai, è segnata dalle parole di Trump: un complimento a Erdogan che sembra un rimprovero agli altri. E ad Ankara, tra corridoi e bilaterali, tutti capiscono che il vero vertice potrebbe essere quello che si gioca lontano dalle telecamere.


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