La riapertura della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco continua a ridisegnare uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. A distanza di anni dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, il nuovo filone investigativo ha riacceso il confronto tra accusa e difesa, riportando sotto i riflettori vecchi atti, nuovi accertamenti e numerosi interrogativi rimasti irrisolti. Un quadro che, settimana dopo settimana, arricchisce il caso Garlasco di nuovi elementi e alimenta un acceso dibattito pubblico.
L’obiettivo della difesa di Alberto Stasi non sembra limitarsi alla sola richiesta di revisione del processo. La nuova fase dell’inchiesta offre infatti l’occasione per riesaminare l’intero percorso investigativo che portò alla condanna di Alberto Stasi, analizzando ogni passaggio ritenuto controverso. Una strategia destinata ad approfondire non soltanto gli aspetti processuali, ma anche le modalità con cui vennero condotte le indagini fin dalle loro prime battute.

Le parole della difesa a Filorosso
A chiarire quale sarà la linea della difesa di Alberto Stasi è stato l’avvocato Antonio De Rensis, intervenuto durante la trasmissione Filorosso su Rai 3. Il legale ha spiegato che il lavoro della difesa andrà ben oltre la revisione del processo, affermando: “L’avvocato Bocellari è stata chiara, la difesa Stasi, cioè lei e io, non solo lavoreremo per la revisione, ma andremo a fondo anche a tutto ciò che è stato sopra, sotto, avanti e indietro a ogni atto. Questo perché noi riteniamo che l’indagine che ha portato a un processo che ha portato a una condanna abbia elementi che non possono passare come un pasticcio. Sono irregolarità, a casa mia sul Pianeta Terra sono un’altra cosa”.

Nel corso del dibattito televisivo, Antonio De Rensis ha poi risposto alla giornalista Rita Cavallaro, soffermandosi sulle critiche rivolte negli ultimi mesi alla Procura di Pavia. “Posso dire una cosa senza timore di essere smentito, non ho mai visto un attacco così feroce nei confronti di una Procura della Repubblica. Mi ha stupito vedere qualche suo collega che difende ogni magistrato da Bolzano a Palermo, ma gli unici che non ha difeso sono quelli di Pavia. Ricordo a me stesso che i magistrati sono quattro, quindi sottolineo che si tratta di un pezzo dello Stato. Quando ci inginocchiamo di fronte alla sentenza che ha portato Alberto in galera dieci anni e mezzo, giustamente, dobbiamo ricordare che la Procura è lo Stato, come lo è stata la sentenza che ha condannato Alberto. Rispetto quindi per l’una, ma anche per l’altra”.

Il legale è poi tornato sulle indagini del 2008, sostenendo che non vi fosse alcun complotto nei confronti di Andrea Sempio, ma contestando invece il modo in cui sarebbe stata costruita l’inchiesta nei confronti di Alberto Stasi. “Nel 2008 non c’era nessun complotto ai danni di Sempio, c’era un’indagine cementata, piena di errori e orrori a carico di Stasi, le audizioni dei tre amici in contemporanea vengono fatte poche ore prima della chiusura indagine”.
“Chiedo alle migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, se all’interno di una caserma un cittadino si sente male al punto tale da veder arrivare l’ambulanza vogliamo credere che il più alto in grado non venga interessato e non debba andare a vedere? E se a uno viene un infarto il più alto in grado cosa fa, è impegnato a fare un altro verbale e si disinteressa? Se mi sento male il comandante della stazione arriva, perché vogliamo disegnare una realtà diversa da quella vera? Nessuno parla di complotti, ma di un’indagine che nel 2008 a ottobre era già finita, Stasi era già impacchettato nella sua colpevolezza. Tanto è vero che quando Porta e Occhetti trovano l’alibi l’orario della morte viene retrodatato, purché ci fosse Alberto coinvolto, questa è storia”.
Le dichiarazioni dell’avvocato Antonio De Rensis confermano come la nuova fase del caso Garlasco non si concentrerà esclusivamente sull’eventuale revisione del processo di Alberto Stasi, ma punterà anche a mettere sotto esame l’intero impianto delle indagini, il processo e la successiva condanna. Una strategia che potrebbe alimentare ulteriormente il confronto giudiziario e mediatico attorno al delitto di Garlasco, una vicenda che continua a far discutere l’opinione pubblica. De Rensis, insomma, sembra avere in mano prove pesantissime.


