Prosegue l’inchiesta sulla morte di una donna e della sua giovane figlia, decedute a fine dicembre dopo un ricovero all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Gli accertamenti medico-legali hanno ricondotto il decesso a un avvelenamento da ricina, sostanza altamente tossica di origine vegetale. Nelle ultime ore sono stati disposti nuovi prelievi ematici sui due familiari sopravvissuti, con l’obiettivo di chiarire se possano essere entrati in contatto con la tossina senza manifestare sintomi evidenti.
I campioni sono stati raccolti presso una struttura specializzata di Pavia e saranno trasferiti con procedura d’urgenza in Germania, dove un istituto di riferimento effettuerà analisi mirate. Il focus degli esami riguarda l’eventuale presenza di anticorpi specifici, elemento ritenuto utile per ricostruire tempi e modalità di una possibile esposizione.
Esami sugli anticorpi: perché possono cambiare la ricostruzione
Secondo quanto emerso finora, gli investigatori avevano inizialmente concentrato l’attenzione su un pasto consumato pochi giorni prima dei decessi, che sarebbe stato condiviso solo dalle due vittime. L’eventuale riscontro di anticorpi nei due superstiti potrebbe tuttavia indicare un contatto più ampio con la sostanza, aprendo a scenari differenti rispetto all’ipotesi temporale formulata nelle prime fasi.
In passato, uno dei due familiari era già stato sottoposto a controlli presso un centro specialistico, ma quei risultati non erano stati considerati conclusivi. Sarebbero emerse criticità nella catena di conservazione dei campioni, circostanza che avrebbe impedito di escludere con certezza l’esposizione.
Dall’ipotesi di intossicazione all’indagine per omicidio
La vicenda, inizialmente valutata come possibile intossicazione alimentare, ha assunto contorni più complessi dopo gli approfondimenti di laboratorio che hanno evidenziato la presenza di ricina. Si tratta di una sostanza che non rientra, di norma, nei pannelli di analisi eseguiti in urgenza nei pronto soccorso, motivo per cui l’individuazione avrebbe richiesto esami specifici.
La Procura competente ha quindi orientato il fascicolo verso l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Il procedimento risulta al momento a carico di ignoti, mentre la Squadra Mobile sta proseguendo con l’ascolto di persone informate sui fatti e con la verifica di elementi utili a ricostruire rapporti e frequentazioni della famiglia.
Campioni e reperti: alimenti e oggetti al vaglio degli esperti
Oltre al sangue dei due superstiti, è prevista la spedizione all’estero anche di alimenti e materiale sequestrato nell’abitazione di Pietracatella, per ulteriori verifiche. Gli accertamenti mirano a individuare eventuali tracce della sostanza e possibili veicoli di contaminazione.
È inoltre programmato un nuovo sopralluogo nell’abitazione nei prossimi mesi, con l’obiettivo di acquisire ulteriori reperti e valutare se oggetti o arredi possano aver avuto un ruolo nella diffusione o nella somministrazione della ricina.
Nel frattempo, i due familiari rimasti in vita hanno lasciato il paese e si sono trasferiti in modo stabile a Campobasso. Gli esperti avranno diversi mesi per completare gli esami e depositare una relazione finale, ritenuta potenzialmente decisiva per chiarire uno dei casi di cronaca più delicati dell’ultimo periodo.


