Ci sono persone che non cercano applausi, ma quando mancano te ne accorgi all’improvviso. E in una città intera cala un silenzio strano, fatto di ricordi, gratitudine e incredulità. Nelle ultime ore, nel calcio italiano è arrivata una notizia che ha lasciato soltanto lacrime e una domanda: come si fa a dire addio a chi aveva rimesso in piedi un sogno?
Perché qui non si parla solo di un dirigente o di un imprenditore. Si parla di uno di quelli che, quando tutto sembra finito, si presenta senza clamore e fa la cosa più difficile: ricominciare da zero. E lo fa per amore del territorio, non per vanità.
È morto l’8 maggio 2026, a 57 anni, Nicola Colombo. Una scomparsa che ha scosso il mondo dell’imprenditoria e soprattutto l’ambiente biancorosso, perché Colombo è stato l’uomo che, nel momento più buio, ha impedito che una storia ultracentenaria sparisse per sempre.
Chi segue il calcio lo sa: ci sono club che vivono di grandi investimenti e club che vivono di identità. Monza, in quel periodo, rischiava di perdere entrambe. E invece, proprio quando la situazione sembrava senza via d’uscita, qualcuno scelse di metterci la faccia. E anche i soldi. Ma soprattutto la pazienza.

La data che resta scolpita è il 2 luglio 2015. Il Monza era reduce da un fallimento devastante e il timore, concreto, era uno solo: sparire dai radar del calcio professionistico. Nicola Colombo, imprenditore riservato, titolare dell’azienda Smir di Bellusco, si fece avanti e partecipò all’asta fallimentare che molti giudicavano un azzardo.
Non era un gesto “di facciata”. Era una scelta di appartenenza. Anche perché Colombo arrivava da una storia familiare importante: suo padre Felice Colombo era stato presidente del Milan alla fine degli anni Settanta. Ma lui, lontano dai riflettori, decise di puntare su un’altra casa: quella biancorossa.

Con l’acquisto del ramo d’azienda e la fondazione della S.S.D. Monza 1912, garantì continuità a un club che rischiava davvero di essere cancellato. Una mossa che oggi, col senno di poi, sembra inevitabile. Ma allora era un salto nel vuoto.
Colombo accettò di ripartire dalla Serie D, senza illusioni e senza slogan. L’idea era semplice e quasi “antica”: prima si ricostruiscono le fondamenta, poi si sogna. E infatti in poco tempo il Monza ritrovò credibilità, organizzazione, risultati.
Il momento simbolo arrivò nella stagione 2016-2017, con la squadra capace di dominare il girone B, chiudere a quota 80 punti e portare a casa anche lo scudetto di categoria. Un successo che riportò la città tra i professionisti, in Lega Pro, e fece respirare di nuovo un ambiente che per mesi aveva vissuto con il fiato corto.
Tra i gesti che oggi vengono ricordati con più rispetto ce n’è uno che non tutti, nel calcio, sanno fare: capire quando è il momento di lasciare il testimone. Il 28 settembre 2018 Nicola Colombo cedette il pacchetto azionario alla Fininvest di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.
Una scelta che non aveva nulla di “resa”. Era la consapevolezza che per l’ultimo salto servivano investimenti e strutture che solo un gruppo di quel peso poteva garantire. Colombo, in quel passaggio, è rimasto nella memoria come il traghettatore: quello che salva la nave, la mette in sicurezza e poi la consegna a chi può spingerla ancora più lontano. E la promozione in Serie A arrivata negli anni successivi, per molti tifosi, è stata il completamento naturale di un’opera iniziata da lui.
Secondo quanto riferito, Nicola Colombo lottava da tempo contro una malattia, affrontata con la stessa discrezione con cui aveva gestito affari e calcio. La notizia della sua morte è arrivata alla vigilia del suo cinquantottesimo compleanno, rendendo tutto ancora più doloroso per chi gli era vicino.
I funerali sono stati fissati per lunedì 11 maggio alle ore 11, nella Chiesa di San Martino Vescovo a Bellusco. La comunità si stringerà attorno alla moglie e ai due figli, in un dolore che non è soltanto familiare: è il lutto di un territorio che riconosce a Colombo il merito di aver restituito speranza a migliaia di tifosi.
Nonostante da tempo non avesse più incarichi ufficiali, il Monza non ha mai dimenticato il debito di riconoscenza. Nella sfida di campionato contro l’Empoli la squadra è scesa in campo con il lutto al braccio, un gesto semplice ma pesantissimo, che ha trasformato una partita in un saluto collettivo.
Tra le parole più toccanti, quelle di Adriano Galliani, che lo ha ricordato come figura determinante e amico leale, ribadendo quanto il club debba a Colombo la propria continuità. Il 2-2 maturato sul campo è passato in secondo piano: a restare è la sensazione di aver perso un pezzo di storia. Uno di quelli che, senza fare rumore, cambiano davvero le cose.


