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Pensioni, perché ad aprile 2026 l’importo sembra più basso: cosa cambia sull’assegno

  • Italia
Pensioni Aprile

La pensione di aprile 2026, in pagamento mercoledì 1, arriverà senza grandi novità rispetto al mese precedente, ma con alcune precisazioni importanti per i pensionati italiani. Il sistema di calcolo resta invariato, e le nuove aliquote Irpef introdotte dalla legge di Bilancio 2026 – 23% fino a 28.000 euro, 33% per la fascia tra 28.000 e 50.000 euro e 43% oltre – sono già pienamente operative dallo scorso marzo. Sul cedolino continuano a comparire le trattenute fiscali ordinarie, comprese le addizionali regionali e comunali relative al 2024, recuperate in undici rate da gennaio a novembre, insieme all’acconto del 30% sull’addizionale comunale 2026 e, per alcuni pensionati, eventuali conguagli Irpef 2025 a debito, rateizzabili fino a novembre se superiori a 100 euro e con reddito fino a 18.000 euro.

Restano escluse dalla tassazione alcune categorie di beneficiari, tra cui le prestazioni di invalidità civile, le pensioni e gli assegni sociali, così come i pensionati residenti all’estero e le vittime del terrorismo. Tuttavia, per la maggior parte dei pensionati l’importo netto di aprile apparirà leggermente più basso rispetto a quello percepito a marzo. Questo calo non è legato a nuovi tagli o maggiori trattenute, ma a un effetto tecnico legato agli arretrati del cedolino precedente. Infatti, a marzo erano stati inclusi gli arretrati di gennaio e febbraio, calcolati sulla base della riduzione dell’aliquota Irpef sul secondo scaglione, passata dal 35% al 33% dal 1° gennaio 2026, che per ritardi tecnici l’Inps non aveva potuto applicare immediatamente.

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Pensioni di aprile, cosa cambia e quanto si perde sull’assegno

Nel cedolino di marzo, quindi, l’Inps ha ricalcolato le imposte dei primi due mesi dell’anno e ha restituito l’eccedenza trattenuta, con la voce “arretrati A.C.”. L’importo degli arretrati varia in base al reddito: per una pensione lorda annua di 40.000 euro il beneficio complessivo annuo è di circa 240 euro, corrispondenti a circa 20 euro al mese, con un riconoscimento di circa 40 euro extra per gennaio e febbraio; per redditi pari o superiori a 50.000 euro, il risparmio massimo annuo arriva a 440 euro, con circa 73 euro di arretrati totali.

Lo stesso meccanismo ha interessato chi beneficia della maggiorazione sociale, nota come “incremento al milione”, con l’aumento di 20 euro mensili applicato per la prima volta a marzo insieme a 40 euro di arretrati. Una volta erogate queste somme una tantum, la pensione di aprile torna quindi all’importo ordinario calcolato con le nuove regole fiscali, senza la voce straordinaria degli arretrati. Proprio l’assenza di quella voce straordinaria ha fatto sembrare l’assegno un po’ più basso rispetto al mese precedente.

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In sostanza, l’apparente riduzione dell’assegno di aprile non significa che i pensionati abbiano perso i vantaggi della riforma Irpef. Gli importi netti rimangono calcolati secondo le nuove aliquote introdotte dalla legge di Bilancio, e l’assenza degli arretrati riconosciuti a marzo è l’unico motivo per cui l’assegno può sembrare più basso rispetto al mese precedente. Per tutti gli altri aspetti, le trattenute fiscali e le aliquote rimangono invariate, garantendo la continuità dei benefici già percepiti.


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