C’è chi ha fatto i conti, ha firmato accordi, ha salutato colleghi e scrivania pensando: “Ci siamo, manca poco”. E invece, sotto la superficie, si starebbe aprendo una crepa che fa paura: un vuoto improvviso, proprio nel momento in cui ci si aspetta finalmente l’assegno. Un déjà-vu che in Italia ha già fatto male.
Il nodo è uno di quelli che scatenano ansia vera: il passaggio tra uscita dal lavoro e pensione. Secondo un’analisi della Cgil, con gli aumenti dell’età pensionabile collegati alle nuove regole, migliaia di persone rischierebbero di restare “in mezzo”, senza stipendio e senza pensione per alcuni mesi, a partire dal 2027.
La “bomba” del 2027: chi potrebbe restare scoperto
La cifra citata dal sindacato è pesante: circa 55mila lavoratrici e lavoratori. Persone che non starebbero cercando scorciatoie, ma che avrebbero pianificato l’uscita dal lavoro usando strumenti previsti e firmati, in anni in cui i requisiti sembravano chiari.
Parliamo di meccanismi di accompagnamento alla pensione come isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà. Strade diverse, ma con un punto in comune: un sostegno temporaneo fino al traguardo. Se quel traguardo si sposta, il rischio è che il sostegno finisca prima.
Un mese, due mesi, tre mesi: il tempo che fa paura
Secondo la Cgil, il primo scatto arriverebbe nel 2027: un mese in più nei requisiti pensionistici rispetto a quanto previsto. Poi nel 2028 l’aumento diventerebbe più pesante. E nel 2029, sempre stando alle stime della Ragioneria generale dello Stato, l’allungamento potrebbe arrivare fino a tre mesi.
Non sono numeri astratti. Per chi è già fuori dal lavoro e sta contando i giorni, anche “solo” qualche mese può diventare un buco nero: bollette, affitto o mutuo, spese mediche, figli ancora da aiutare. E soprattutto, il timore di restare senza reddito e senza contributi proprio alla fine della corsa.
Chi rischia di più: l’identikit secondo la Cgil
Il sindacato indica una platea molto precisa, composta da persone che hanno usato il massimo anticipo consentito dagli strumenti disponibili negli ultimi anni.
Sarebbero 23mila i lavoratori passati dall’isopensione tra il 2020 e il 2025, sfruttando fino a sette anni di anticipo. Poi ci sarebbero 4mila persone che tra il 2022 e il 2023 hanno aderito al contratto di espansione, uno strumento poi cancellato nel 2024. Infine, circa 28mila lavoratori inseriti nei fondi di solidarietà bilaterali tra il 2022 e il 2025, puntando su cinque anni di accompagnamento.
Il punto, per la Cgil, è tutto qui: “Il rischio concreto è quello di un periodo di scopertura, con la possibilità di trovarsi senza reddito e senza copertura contributiva, nonostante un’uscita dal lavoro pianificata e concordata nel pieno rispetto delle regole vigenti”.

Il fantasma degli esodati (e il ricordo della Fornero)
Il termine “esodati” non è casuale. In tanti lo collegano ancora alla stagione dolorosa della riforma Fornero 2011-2012, quando migliaia di persone si ritrovarono in un limbo. Qui, dicono gli analisti, i periodi sarebbero più brevi, ma l’effetto psicologico e pratico rischia di essere simile: la sensazione di essere stati lasciati indietro proprio alla fine.
Secondo le stime richiamate, nel 2027 la pensione arriverebbe un mese più tardi, nel 2028 fino a tre mesi più tardi e tra 2029-2030 lo slittamento potrebbe arrivare fino a quattro mesi rispetto ai piani iniziali. Un domino che può mandare in frantumi programmi familiari già stabiliti da tempo.
La politica si accende: la mozione in Parlamento
Non è solo una questione tecnica: è un tema sociale e politico enorme, perché tocca la fiducia. E infatti l’opposizione ha già acceso i riflettori. La capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, ha presentato una mozione che chiede al governo di “rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione e di eliminarne il meccanismo di revisione periodica”.
Alla mozione hanno aderito anche Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle. Nel testo si parla di promesse mancate e di strumenti di flessibilità pensionistica ridotti o cancellati, con la conseguenza che chi aveva costruito un’uscita “protetta” ora teme di ritrovarsi senza rete.

Bloccare gli aumenti e aiutare chi resta indietro: cosa chiedono
Le richieste messe sul tavolo puntano a fermare l’aumento dell’età pensionabile e a rendere più stabili i canali di uscita anticipata per chi è più fragile o vicino al traguardo. Nel pacchetto, c’è anche l’idea di una pensione di garanzia per i giovani, perché la paura non riguarda solo chi sta per smettere, ma anche chi vede il futuro previdenziale come una nebbia.
Con oltre 55mila persone potenzialmente coinvolte, la sensazione è che la questione non resterà confinata nei tavoli tecnici ancora a lungo. E mentre il dibattito alla Camera va avanti, per molti il pensiero è uno solo: quei mesi “di troppo” rischiano di diventare i più lunghi di tutti.


