La prima serata del Festival di Sanremo ha acceso, come ogni anno, il confronto tra entusiasmi e stroncature. Tra esibizioni, conduzione e prima classifica provvisoria, il pubblico si è diviso fin da subito, mentre il dibattito si è sviluppato parallelamente alla diretta televisiva.
Selvaggia Lucarelli, lo scorso anno presenza fissa al DopoFestival, quest’anno non è in studio, ma le sue pagelle erano comunque tra le più attese. Anche senza lo spazio televisivo, ha seguito la serata commentando in tempo reale cantanti, ospiti e momenti dello show, con il suo stile ironico e spesso tagliente.
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Sanremo 2026, Selvaggia Lucarelli: il commento su cantante e canzone in gara
Tra sarcasmo e analisi severe, nel mirino è finita soprattutto Arisa, protagonista di una delle esibizioni più forti. Dopo la diffusione della classifica provvisoria – che la vedeva tra i nomi più votati – Lucarelli si è espressa in controtendenza, pronunciandosi senza mezzi termini: “La canzone di Arisa è da denuncia in tutte le sedi competenti, voi siete pazzi”.

Una stroncatura netta, a cui ha fatto seguire un’analisi ancora più dura: “Arisa voto 2: La canzone sembra presa da una di quelle compilation di musica sacra moderna focolarina, tipo quelle da oratorio, da cantare con gli scout intorno al falò che battono le mani. Il problema è che non è all’altezza né di ‘Servo per amore’ o di ‘E sono solo un uomo’, figuriamoci se è all’altezza di Sanremo, o di una voce come quella di Arisa. Che canta sempre benissimo, ma non evolve: in questo Sanremo non ha né la freschezza di ‘Sincerità’ né la profondità di ‘La notte’.

E ancora: “Sembra solo quella che vuole farci sapere che è molto in forma e che canta sempre meravigliosamente, ma non si capisca dove voglia andare. Il fatto che la sala stampa si entusiasmi per una canzone con questa frase, tra le tante, nel testo ‘A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore, A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore’ ci illumina perfettamente sulle cause della crisi del giornalismo, più che su quelle della crisi della musica”.
La cantante non è stata l’unica destinataria delle sue osservazioni. All’apertura del Festival Lucarelli aveva commentato: “Vabbè dai chiediamo tutti scusa a Pucci, lui sale sul palco a fare le sue robe, noi diciamo che fa ca***e ma almeno abbiamo qualcosa da scrivere e facciamo partire ’sto Festival”.
Durante lo spazio dedicato alla signora Gianna Pratesi aveva poi aggiunto: “Madonna la signora Gianna ha detto che la sua famiglia era di sinistra e ha fatto ciao ciao ai fascisti. Conti aveva disinnescato il Festival per andare sul sicuro e la simpatica vecchiarda ha fatto saltare il banco”.
Non sono mancati commenti anche su J-Ax – “Grazie, ci hai resuscitati” –-e sul trio formato da Carlo Conti, Laura Pausini e Can Yaman: “Can Yaman: ‘Laura tu sei come me, quando ti incaponisci…’. ‘Eh. Noi toro, tu sei scorpione Can, poi parliamo di voi pesci Carlo!’. Dialoghi da questo Sanremo”. E ancora, ironizzando sulle gaffe: “Lei lo chiama Can e lui Gian Iamal”. Un flusso continuo di giudizi, tra sarcasmo e provocazione, che ha accompagnato tutta la serata del Festival.


