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Sanremo 2026, Carlo Conti rompe il protocollo in conferenza stampa: “Lo farò sempre”

La conferenza stampa di Sanremo 2026 è partita con il botto. Nella sala gremita di giornalisti e operatori, l’attesa per il ritorno del Festival si è trasformata subito in emozione pura quando Carlo Conti ha deciso di rompere il consueto cerimoniale e sorprendere tutti con un annuncio che ha il sapore della memoria e della riconoscenza. Non solo numeri, ospiti e anticipazioni, ma un vero e proprio atto d’amore verso la storia della kermesse.

L’atmosfera al Teatro Ariston era quella delle grandi occasioni. Flash, taccuini e telecamere puntati sul direttore artistico che, con tono fermo ma visibilmente coinvolto, ha spiegato che questa edizione non sarà come le altre. Il motivo? Un omaggio costante, reiterato, quasi rituale, a colui che più di tutti ha incarnato lo spirito del Festival.

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Sanremo 2026, l’omaggio di Carlo Conti

Conti, nella prefazione del “Quaderno51” del Teatro Ariston dedicato a Pippo Baudo, ha omaggiato lo storico direttore artistico di Sanremo con parole che hanno fatto vibrare la sala: “È stato un maestro assoluto. Anzi, l’ha inventato lui. Se esiste ‘Perché Sanremo è Sanremo’ è anche e soprattutto ‘perché Baudo è Baudo'”. Una dichiarazione che è molto più di una citazione celebrativa: è la chiave di lettura dell’intera edizione 2026.

Non si tratta di un semplice tributo simbolico. Il conduttore ha spiegato che l’omaggio sarà strutturale, rompendo ogni protocollo, inserito nella grammatica stessa dello spettacolo. “Lo farò fin dall’inizio, fin dalla prima serata: lo capirete – rivela – da come scenderò dalle scale, da quale sarà l’intro di questa edizione del festival. E cercherò di farlo ogni volta che avrò un ospite lanciato da lui, magari prendendo in prestito la sua voce o un suo video in cui presenta gli ospiti per renderlo ancora vivo e far capire quanto questa edizione non possa che essere dedicata a Pippo Baudo”.

Ed è proprio qui che la conferenza ha cambiato passo. Perché se Sanremo è tradizione, è anche rito televisivo. E rompere il protocollo significa intervenire su quei gesti codificati che ogni anno si ripetono identici. La discesa dalle scale, l’introduzione musicale, il modo di accogliere gli artisti: tutto verrà ripensato alla luce di quell’eredità.

Conti ha parlato con orgoglio e gratitudine, ricordando quanto l’influenza di Baudo sia stata determinante nella sua crescita professionale. “Pippo è stato un faro, un punto di riferimento per me e, ne sono certo, per tutti i conduttori della mia generazione”. Un passaggio che ha sottolineato come la televisione italiana sia stata costruita su modelli forti, su personalità capaci di definire un’epoca.

Nel suo intervento, il direttore artistico ha allargato lo sguardo a un’intera stagione della tv italiana: “Ci sono dei nomi con i quali noi siamo cresciuti: Pippo, Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora e anche Renzo Arbore per la parte che mi riguarda come spalla dei comici. Noi siamo cresciuti con quella tv fatta da loro, inventata da loro, creata da loro, e nel nostro dna di conduttori c’è qualcosa che abbiamo preso da quei maestri del mezzo televisivo. Personalmente, Baudo era il punto di riferimento. Pensate che, quando ho iniziato a trasmettere in radio e poi a presentare le prime serate a Firenze i miei colleghi della radio mi chiamavano ‘Pippo Conti’, prendendomi un po’ in giro”.

Il racconto, a quel punto, si è fatto personale. Non più soltanto il direttore artistico che presenta un programma, ma l’uomo che riconosce il debito verso chi lo ha preceduto. La sala ha percepito la sincerità di quelle parole, trasformando la conferenza in un momento di memoria collettiva.

Così Sanremo 2026 si annuncia come un’edizione speciale, non solo per il cast o per la scenografia, ma per l’intenzione dichiarata di intrecciare passato e presente. Un Festival che guarderà avanti senza dimenticare chi ne ha scritto le pagine più iconiche.

E la promessa è chiara: ogni serata, ogni ingresso, ogni ospite porterà con sé un frammento di quella storia. Perché, come ha ribadito Carlo Conti, quest’anno il palco dell’Ariston parlerà anche con la voce di Pippo Baudo, rendendo evidente fin dal primo passo sulle scale che questa edizione nasce sotto il segno della gratitudine e della continuità.


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