Quello di Andrea Pucci a Sanremo è diventato ormai un caso politico, capace di superare rapidamente i confini dello spettacolo per trasformarsi in terreno di scontro tra opposte letture ideologiche. C’è chi parla apertamente di ipocrisia, chi evoca scenari di censura e chi, al contrario, invita a spostare l’attenzione su temi considerati più urgenti. Intanto il Festival, quello vero, prosegue il suo cammino, mentre il clamore cresce attorno a un’assenza che ha finito per pesare quasi più di una presenza.
In mezzo a questo caos, come riportato da Libero Quotidiano, resta Carlo Conti, che della calma ha fatto un marchio di fabbrica. Osserva la tempesta senza farsi travolgere, con un atteggiamento insieme tranquillo e stupito. La rinuncia del comico è arrivata quasi senza colpo ferire e Conti non ha fatto molto per trattenerlo. Il conduttore oscilla tra la sorpresa per il putiferio che si è abbattuto sull’Ariston e la serenità di chi non conosce il panico. Il forfait improvviso ha inevitabilmente scombinato i piani del suo quinto Festival, che Conti assicura sarà anche l’ultimo, ma senza drammi o isterismi.
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Sanremo 2026, come ha reagito Carlo Conti davanti alla rinuncia di Andrea Pucci
La scelta di Pucci, racconta chi conosce il dietro le quinte, era stata esclusivamente artistica. Due i cardini su cui si fondava: la stima personale e il successo a teatro, con spettacoli regolarmente sold out. Nessuna imposizione dall’alto, nessuna forzatura. I precedenti parlano chiaro e confermano un rapporto già rodato con la Rai, da Tale e Quale a I Migliori Anni, fino ai Tim Music Awards di settembre. Quando il comico ha comunicato la sua decisione, Carlo Conti non ha insistito. Non è nel suo stile. Il suo mantra resta “vieni a divertirti”. E se il divertimento viene meno, tutto si ferma.

È nella seconda fase della vicenda che il racconto si sposta definitivamente sul piano politico. Federico Mollicone di Fdi interviene sostenendo che “il caso Pucci mette a nudo, ancora una volta, l’ipocrisia di una sinistra che ha nella sua stessa storia una vocazione alla censura piena e totale”. Di segno opposto le parole di Elly Schlein e Giuseppe Conte, che invitano il governo a occuparsi di “problemi veri”. La segretaria Pd chiede a Meloni e Salvini di “spiegare come intendono sostenere chi ha perso tutto a Niscemi”, mentre il leader M5s incalza con una domanda retorica: “Avete capito perché parlano di Pucci?”.
Il fronte delle critiche si allarga ulteriormente con Davide Faraone, che attacca senza mezzi termini: “Giorgia Meloni parla di Pucci e di Sanremo per non spiegare perché le tasse aumentano”. Nel frattempo, però, è lo stesso Andrea Pucci a pagarne le prime conseguenze concrete. Conad annulla un evento e lui sceglie l’ironia per commentare l’accaduto, dicendo “dovrò andare davanti ai loro store a chiedere l’elemosina”.

Sanremo, intanto, guarda oltre. Carlo Conti continua a lavorare al cast, mentre il Festival va avanti senza fermarsi. Per ora i nomi certi sono quelli di Can Yaman, Lillo e Achille Lauro. Frassica resta una certezza e sarà presente anche a Sanremo Top, le due serate speciali in onda su Rai1 dopo la fine del Festival, nei due sabati successivi. La leggerezza, promessa ma rimandata, tornerà in un altro momento, quando il rumore politico si sarà finalmente spento.


