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Pensioni, gli aumenti a febbraio 2026: rivalutazione e nuovi importi fascia per fascia

  • Italia

Il 2026 si apre con una novità attesa da milioni di italiani: a febbraio scattano gli aumenti delle pensioni, frutto della nuova rivalutazione legata all’andamento dei prezzi. La cosiddetta perequazione è stata fissata all’1,4%, un adeguamento che punta a difendere il potere d’acquisto dopo anni segnati da inflazione e rincari diffusi. Tuttavia, fin dalle prime simulazioni, emerge come l’incremento reale possa apparire modesto, soprattutto una volta considerato l’effetto di Irpef e addizionali locali.

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Nel dettaglio, il meccanismo di rivalutazione per il 2026 non introduce cambiamenti strutturali e continua a favorire le pensioni più basse. Gli assegni non crescono tutti allo stesso modo: l’aumento varia in base all’importo lordo mensile e segue una logica a scaglioni, confermando una distribuzione progressiva dei benefici che riduce l’impatto sugli assegni più elevati.

Pensioni, gli aumenti nel dettaglio

Per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, pari a 2.413,60 euro lordi, la rivalutazione viene riconosciuta al 100%, con un aumento pieno dell’1,4%. Tra quattro e cinque volte il minimo, fino a 3.017 euro lordi, l’incremento scende al 90%, traducendosi in un aumento dell’1,26%. Oltre questa soglia, per gli assegni più alti, la rivalutazione si ferma al 75%, con un adeguamento dell’1,05%, confermando una tutela più marcata per le fasce medio-basse.

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Nella pratica, gli incrementi mensili risultano piuttosto contenuti. Una pensione da 1.000 euro vede un aumento di 14 euro lordi al mese, che diventano 182 euro annui. Con un assegno da 1.500 euro, l’incremento sale a 21 euro mensili, pari a 273 euro all’anno. Per una pensione da 3.000 euro, l’aumento è di circa 41 euro al mese, calcolato applicando l’1,4% fino alla soglia dei 2.413,60 euro e l’1,26% sulla parte eccedente. Chi percepisce 4.000 euro lordi arriva a un incremento di circa 51,70 euro mensili, il valore massimo stimato per questo giro di rivalutazioni.

A ridimensionare ulteriormente il beneficio interviene il cosiddetto fiscal drag. Tra il 2022 e il 2026, a fronte di una rivalutazione lorda complessiva del 16,46%, il guadagno netto reale per molti pensionati si è spesso fermato intorno al 12%, eroso dal peso della tassazione. Un elemento che continua a pesare soprattutto per chi si colloca appena sopra le soglie più basse, dove l’aumento nominale rischia di trasformarsi in pochi euro effettivi.

Sul fronte delle pensioni minime, il trattamento base viene aggiornato a 611,80 euro mensili. A questa cifra si aggiunge la maggiorazione straordinaria dell’1,3% prevista dalla normativa vigente, portando l’assegno complessivo a 619,80 euro al mese. Rispetto al 2025, quando l’importo totale era di 616,67 euro, l’aumento reale è di circa 3 euro mensili, un dato che ha alimentato polemiche e critiche nel dibattito sulla Legge di Bilancio.

Infine, torna regolare anche il calendario dei pagamenti gestiti dall’Inps. Dopo i piccoli slittamenti di gennaio, da febbraio 2026 la pensione verrà accreditata il primo giorno bancabile del mese, che sarà lunedì 2 febbraio, sia in banca che in posta. Fanno eccezione maggio, con pagamento il 2 maggio alle Poste e il 4 maggio in banca, e agosto, quando l’accredito è previsto il 1° agosto per Poste Italiane e il 3 agosto per gli istituti bancari. Un calendario che riporta una certa stabilità, mentre il dibattito sugli aumenti reali resta più aperto che mai.


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