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“Lo facevano mentre i ragazzi bruciavano”. Crans-Montana, scoperta sui proprietari del locale grazie alle telecamere

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Una notte di festa, la musica alta, i brindisi di Capodanno. Poi il buio, il fumo, le urla. Mentre l’Europa si sveglia ancora sconvolta dalla strage di Crans-Montana, le domande diventano sempre più pesanti: chi era lì, cosa ha fatto davvero in quei minuti in cui i ragazzi cercavano una via di fuga?

Ora a parlare non sono più solo i superstiti, i familiari delle vittime o gli inquirenti. A parlare sono le telecamere di sorveglianza, quelle appese ai lampioni e all’interno del Le Constellation, il locale diventato in pochi istanti una trappola di fuoco. E da quei filmati, secondo quanto rivelato da Repubblica, emergono particolari che gelano il sangue.

L'esterno del locale Le Constellation a Crans-Montana dopo l'incendio


Nei video si vedrebbe il figlio maggiore di Jessica Moretti, nato da un precedente matrimonio e considerato una sorta di “capo staff” del locale. Il ragazzo, raccontano le ricostruzioni, tenta disperatamente di rompere i vetri dell’ex terrazza, trasformata in veranda chiusa.

Un gesto che, visto da fuori, sembra il tentativo istintivo di aprire una via di fuga. Ma per gli investigatori potrebbe aver inciso sulla dinamica del rogo e sulle possibilità di salvezza di chi era intrappolato dentro. Ogni secondo, ogni scelta, in quei momenti, può avere cambiato un destino.

In un’altra sequenza, ancora più disturbante, le telecamere immortalerebbero Jessica Moretti mentre scappa tra le fiamme. Il suo braccio appare ustionato, segno evidente del contatto diretto con il fuoco. Ma ciò che stringe tra le mani non sarebbe una giacca, un telefono o un bambino: sarebbe la cassa del locale.

Primo piano di Jessica Moretti, una delle gestori del Le Constellation

Quel dettaglio – Jessica che fugge tenendo la cassa – è già diventato il simbolo di un comportamento che l’opinione pubblica fatica a comprendere. Mentre decine di ragazzi erano ancora nel locale, secondo quanto emerge, lei e il figlio sarebbero riusciti ad allontanarsi, dando priorità ad altro rispetto ai soccorsi.

Oggi Jessica è madre anche di due figli piccoli, uno di quattro anni e uno di pochi mesi, avuti con Jacques Moretti. Una donna che nella vita quotidiana accudisce una famiglia, ma che nelle immagini delle telecamere appare – se tutto venisse confermato – lontanissima dall’idea di chi prova a salvare gli altri in una situazione estrema.

Se dalle verifiche fosse accertato che lei e il figlio si siano allontanati senza tentare di soccorrere i giovani ancora bloccati all’interno, per i Moretti potrebbe aprirsi uno scenario giudiziario pesantissimo. Perché qui non si parla solo di imprudenza, ma di cosa si è scelto di fare mentre altri ragazzi, molti poco più che bambini, stavano bruciando.

Secondo l’accusa, quella notte il Le Constellation era pieno soprattutto di teenager. Ragazzi giovanissimi, attirati da una serata promozionale con vodka e champagne gratuiti, le bottiglie esposte in bella vista come richiamo irresistibile per una generazione abituata a vedere le feste solo su social e serie tv.

Un contesto che, se confermato, rischia di aggravare ancora di più la posizione dei responsabili dell’organizzazione. Non solo un locale sovraffollato nella notte di Capodanno, ma una formula che spingeva giovanissimi a bere e a riempire le sale fino all’ultimo centimetro. Un cocktail esplosivo, finito nella maniera più tragica.

Intanto tutti i filmati, interni ed esterni, sono finiti sulla scrivania della procuratrice cantonale di Sion, Beatrice Pilloud, che coordina l’inchiesta. Fotogramma dopo fotogramma, i magistrati stanno ricostruendo chi era dove, chi ha fatto cosa, chi ha provato ad aiutare e chi invece ha pensato solo a mettersi in salvo.

I soccorsi e le forze dell'ordine davanti al locale di Crans-Montana dopo l'incendio

Omissione di soccorso e responsabilità penali

Se dalle immagini dovesse emergere una fuga senza soccorsi, la Procura sarebbe pronta a contestare anche il reato di omissione di soccorso. Una contestazione che cambierebbe il volto dell’inchiesta, spostandola ancora di più dal concetto di “incidente” a quello di possibile responsabilità diretta nella morte delle vittime.

L’inchiesta penale, aperta ufficialmente sabato scorso, punta a chiarire tutte le responsabilità legate al rogo di Capodanno nella località sciistica svizzera. In quella notte hanno perso la vita almeno 47 persone, tra cui sei giovani italiani. Un bilancio che ha spezzato famiglie in più Paesi e scosso profondamente l’opinione pubblica europea.

Dietro quei numeri ci sono nomi, volti, progetti rimasti a metà. Ragazzi partiti per festeggiare la fine dell’anno sulla neve, tra amici, e mai più tornati. Ed è anche per loro che ogni dettaglio, ogni gesto ripreso dalle telecamere assume un peso enorme.

La prima dichiarazione dei Moretti

Dopo giorni di silenzio assoluto, Jacques e Jessica Moretti, entrambi cittadini francesi, hanno diffuso la loro prima dichiarazione pubblica. «Le parole non possono descrivere adeguatamente la tragedia che si è consumata quella notte al Le Constellation», hanno scritto in una nota.

Una frase che suona come un tentativo di prendere posizione, mentre però il racconto che emerge dalle indagini appare sempre più duro. Alla loro porta bussano i giornalisti, ma soprattutto le domande delle famiglie delle vittime: quali misure di sicurezza c’erano? Cosa è stato fatto nel momento esatto in cui il locale ha preso fuoco?

Proprio su questi punti si concentra ora il lavoro degli inquirenti: gestione del locale, norme antincendio, comportamenti individuali, responsabilità penali. Le immagini delle telecamere potrebbero diventare la prova chiave di un processo che si annuncia lungo e doloroso, destinato a segnare per sempre la storia di Crans-Montana e a lasciare una domanda che fa male: si poteva evitare questa strage?


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