Due vite spezzate. Stefano Farronato e Alessandro Caputo, i due alpinisti italiani rimasti bloccati al Campo 1 sul Manaslu dopo giorni di intense nevicate, non ce l’hanno fatta. La notizia della loro morte è stata confermata dalla Farnesina, che ha riferito come le autorità nepalesi abbiano riconosciuto i corpi dei due connazionali tra le vittime delle ultime settimane di maltempo nella regione. L’attesa e la speranza si sono infrante nel gelo delle montagne, dove le comunicazioni sono diventate impossibili e ogni soccorso è stato ostacolato da condizioni estreme.
Da venerdì 31 ottobre, infatti, di Caputo e Farronato si erano perse le tracce. I due erano impegnati nella scalata del Panbari, una vetta poco frequentata e particolarmente insidiosa, quando una tempesta di neve li ha costretti a fermarsi al Campo 1. Insieme a loro c’era Valter Perlino, 58 anni, piemontese di Pinerolo, tratto in salvo nei giorni scorsi da un elicottero governativo dopo aver accusato un malore. Perlino è stato l’ultimo a vederli vivi, poco prima che le comunicazioni radio si interrompessero.
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Alpinisti italiani dispersi, la tragica notizia su Stefano e Alessandro
La Farnesina, in una nota ufficiale, ha descritto una situazione estremamente complessa. “Il Consolato Generale a Calcutta, competente per l’area, riporta difficoltà nelle comunicazioni e diverse famiglie italiane non riescono a mettersi in contatto con i propri cari”, ha spiegato il ministero. Secondo gli aggiornamenti, sarebbero ancora sei o sette gli italiani di cui non si hanno notizie in Nepal, dispersi in zone montane diverse, tra cui l’area dello Yalung Ri. Le autorità locali parlavano inizialmente solo di “dispersi”, ma con il passare delle ore le conferme dei decessi si sono moltiplicate.
Alessandro Caputo aveva 28 anni, era milanese e studiava Giurisprudenza all’Università Statale. Amava la montagna tanto quanto la neve: lavorava infatti come maestro di sci per la Schweizer Skischule di Saint Moritz, in Svizzera. Per lui, la spedizione sul Panbari rappresentava un sogno, un passo importante verso una carriera da alpinista di alto livello. Il suo entusiasmo e la sua determinazione lo avevano reso il più giovane del gruppo, ma anche uno dei più motivati.

Stefano Farronato, 51 anni, era originario di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Arboricoltore di professione e alpinista per passione, aveva alle spalle 18 spedizioni estreme in varie parti del mondo, dall’Ecuador all’India, fino alla Cina. La sua esperienza lo aveva reso una figura rispettata nell’ambiente alpinistico, capace di affrontare sfide che pochi avrebbero osato tentare.
Le tempeste di neve che hanno investito la regione negli ultimi giorni sono state tra le peggiori della stagione. Sagar Pandey, presidente dell’Associazione delle agenzie di trekking del Nepal, ha dichiarato che più di mille escursionisti e turisti hanno dovuto essere tratti in salvo da martedì a oggi. Le condizioni meteorologiche, con nevicate improvvise e valanghe in più punti dell’Himalaya, hanno reso impossibile intervenire tempestivamente nelle aree più alte, dove i due italiani avevano montato il loro campo.
Mentre le autorità nepalesi lavorano per recuperare i corpi e riportarli a valle, l’Italia intera si stringe intorno alle famiglie di Farronato e Caputo. Due uomini uniti dalla stessa passione, che hanno cercato la libertà nelle cime più remote del mondo e hanno trovato la fine del loro viaggio tra le nevi del Manaslu.


