Nel giallo ancora irrisolto dell’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa nella sua abitazione di Garlasco nell’agosto del 2007, si apre un nuovo fronte investigativo che potrebbe rimettere in discussione uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda: il cosiddetto “Dna ignoto 3”. Dopo anni di incertezze, sentenze e colpi di scena, ora gli inquirenti si concentrano su una pista che, più che portare a un nuovo colpevole, potrebbe smontare una prova considerata finora centrale: quella del profilo genetico maschile rinvenuto nel cavo orofaringeo della vittima.
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Questo frammento di Dna non appartiene né ad Alberto Stasi – condannato in via definitiva a 16 anni di carcere – né ad Andrea Sempio, inizialmente indicato come potenziale sospettato. Gli esami condotti nel recente incidente probatorio hanno rafforzato un’ipotesi che, fino a qualche mese fa, era solo sussurrata: quel materiale genetico potrebbe non avere nulla a che fare con l’assassino. Piuttosto, potrebbe essere il frutto di una contaminazione avvenuta in un momento successivo alla morte di Chiara, forse addirittura anni dopo, quando la salma fu riesumata per colmare una macroscopica mancanza investigativa: il mancato prelievo delle sue impronte digitali.

Garlasco, ordine della procura: tamponi a 30 persone
Il Dna ignoto, dunque, non sarebbe una traccia lasciata sul corpo della giovane da un aggressore, ma un segno lasciato da chi, per ragioni medico-legali, ha avuto accesso al cadavere. Per verificare questa possibilità, la Procura di Pavia ha disposto il prelievo di tamponi salivari da circa 30 persone. Si tratta di soggetti che, a vario titolo, avrebbero potuto entrare in contatto con i resti della vittima: personale medico, operatori funerari, periti, tecnici e altri soggetti che parteciparono alle operazioni di riesumazione o alle analisi successive.

Questa nuova fase di comparazione genetica punta a chiarire se quel Dna maschile sia davvero un elemento probatorio utile all’indagine o solo un reperto contaminato che rischia di falsare l’intero impianto accusatorio. Al momento, questa pista non è formalmente parte degli accertamenti irripetibili ordinati dal gip Daniela Garlaschelli, ma è destinata con ogni probabilità a finire sotto la lente diretta della Procura, che da mesi porta avanti il nuovo filone d’inchiesta, in cui Andrea Sempio è iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in omicidio con ignoti.

Il lavoro degli inquirenti continua anche sul fronte della banca dati genetica: i profili raccolti negli anni – da familiari, amici, colleghi e frequentatori abituali della casa dei Poggi – vengono riesaminati per cercare una possibile corrispondenza con il Dna ignoto. Ma se venisse confermato che si tratta di un’involontaria contaminazione, si aprirebbe un ulteriore interrogativo: quante delle certezze su cui si è costruito l’impianto processuale poggiano in realtà su elementi alterati, fragili o inattendibili?


