Durante la seconda puntata del programma Storie al Bivio Show, condotto da Monica Setta, è andata in onda una delle testimonianze più forti e commoventi di tutta la stagione. La trasmissione, che si propone di raccontare i momenti cruciali e spesso dolorosi della vita dei suoi ospiti, ha offerto al pubblico uno spazio di grande intensità emotiva, nel quale si è parlato di fragilità psicologica, solitudine e speranza.
Protagonista del toccante racconto è stata un’amica e collega della padrona di casa, volto noto del piccolo schermo, che ha voluto aprirsi come mai prima d’ora davanti alle telecamere. Si tratta di Arianna David, ex Miss Italia e per anni figura presente nei talk show pomeridiani Mediaset, in particolare in quelli condotti da Barbara D’Urso . Dopo aver parlato delle violenze subite da parte di un ex compagno, Arianna ha deciso di raccontare anche un altro capitolo doloroso della sua esistenza: la battaglia contro i disturbi alimentari e il baratro della depressione affrontato dopo un lungo periodo di inattività lavorativa.
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Arianna David, da Monica Setta il racconto choc: “Volevo lanciarmi dal balcone”
“L’anno scorso io mi sono trovata 5/6 mesi senza lavoro, perché come tu ben sai io stavo da Barbara d’Urso. Per me è stata dura perché questi sei mesi è come se io avessi rivissuto quello che ho passato nel 2012 quando sono venuta a Roma senza lavoro e ho dovuto rimboccarmi le maniche. Nonostante un anno fa avevo mio marito, però dentro di me ho iniziato a crollare, ma è stato un male subdolo perché ho ricominciato anche a perdere peso. Sono arrivata a pesare 42 kg”.
La situazione è rapidamente degenerata, fino al punto più estremo, quando l’opinionista ha tentato di farla finita. Una corsa disperata verso il balcone, interrotta soltanto dall’intervento tempestivo del figlio Tommaso e del marito, che l’hanno salvata da un gesto irreversibile.

“Un giorno ero talmente stressata, ma talmente giù, che di punto in bianco mi si è appannato il cervello, sai quando non capisci più niente? Ero in cucina, ho iniziato a prendere la rincorsa verso il balcone, perché volevo buttarmi di sotto. Ho detto basta, basta, io ho sofferto troppo, non ce la faccio più, non ce la faccio più, avevo mio figlio Tommaso sul balcone e mio marito, loro due mi hanno proprio ripreso per i capelli. Come ero arrivata a quel pensiero? Perché io ho detto “basta, basta, io non voglio più soffrire, non ce la faccio più a soffrire, perché una gioia la voglio nella vita”.
“Io mi sono impegnata in tutto quello che ho sempre fatto. Sono una persona che non dà fastidio a nessuno, anche lavorativamente sono puntuale, sto al mio posto, sono una persona seria, sono una professionista, sono anche 34 anni che faccio questo lavoro, quindi comunque ho dimestichezza con la telecamera, so quando e come parlare. Com’è possibile che devo sempre faticare 10.000 volte di più? Non so perché, non me ne sono fatta una ragione, ho detto “basta, ne ho passate troppe, almeno chiudo gli occhi per sempre, arrivederci e grazie””, ha detto ancora.


“So che è brutto dirlo, – ha detto ancora Arianna David – ma è quello che è accaduto. Mio marito mi ha ripreso per la vita, io stavo per saltare. Mio marito mi ha salvata, mi sono anche beccata uno schiaffone in faccia, mi ha detto “che stai facendo, torna in te”, io l’ho abbracciato, ho iniziato a piangere. Se era un gesto premeditato? Era un po’ che ci pensavo che non volevo più vivere, fino a quel momento mi aveva trattenuto il fatto che sono mamma, e comunque sarei stata un’egoista, perché questi figli hanno me e io li devo crescere, però in quel momento lì non lo so perché erano talmente più forte il male“.
Il dolore raccontato da Arianna David è lo specchio di una sofferenza che spesso si consuma nel silenzio, tra le mura domestiche, lontano dai riflettori e dalla comprensione generale. Il suo coraggio nel raccontarsi può oggi rappresentare un faro per chi si trova in una condizione simile, e dimostra quanto anche chi appare forte e sorridente in televisione possa attraversare momenti di profondissima fragilità. Ma è anche un inno alla resistenza e all’amore familiare, che in certi casi può davvero salvare la vita.


