Il disastro aereo che ha colpito un volo di linea nella mattinata di oggi continua a sollevare interrogativi drammatici, mentre le squadre di soccorso ancora lavorano tra le macerie e il mondo intero cerca di comprendere come sia potuto accadere. La tragedia ha coinvolto un Boeing 787 Dreamliner della compagnia Air India, decollato con 242 passeggeri a bordo dall’aeroporto Sardar Vallabhbhai Patel di Ahmedabad.
Pochi minuti dopo il decollo, il velivolo si è schiantato nei pressi dell’area urbana, provocando una strage di cui non si conosce ancora il bilancio definitivo. Tra i tanti aspetti tecnici e logistici che ora le autorità stanno vagliando con la massima attenzione, uno in particolare sta emergendo con insistenza nelle analisi degli esperti: la fase iniziale del decollo.

Disastro aereo in India: il parere degli esperti
Secondo i dati diffusi da FlightRadar24 e altri portali di tracciamento aereo, il Boeing 787 avrebbe effettivamente sollevato le ruote da terra solo dopo aver percorso circa 1.900 metri della pista 23 dello scalo, che in totale ne misura oltre 3.500. Una distanza di rincorsa che molti piloti definiscono “anomala” per un aeromobile di quelle dimensioni e con un carico così elevato.

A confermare le perplessità è stato anche un comandante interpellato dal Corriere della Sera, il quale ha dichiarato: “Un decollo con così poca pista è possibile se ci sono le performance, cioè se si sono fatti i calcoli rispetto alla posizione, se si è studiata la spinta dei motori per decollare da quel punto”. Tuttavia, ha precisato lo stesso esperto, un aereo diretto a Londra, con quasi 250 persone a bordo e carico di carburante per una tratta intercontinentale, avrebbe dovuto utilizzare una porzione maggiore della pista. “A prima vista, mi sembra una corsa di decollo corta. È molto strano decollare da quel punto lì e in quelle condizioni”, ha aggiunto.

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— Vijaykumar Desai (@KumarVijayDesai) June 12, 2025
Flight AI171, operating Ahmedabad-London Gatwick, was involved in an incident today#Ahmedabadplanecrash #london #planecrash #Ahmedabad #AirIndia pic.twitter.com/XFKVYVPf5k
Questo dettaglio tecnico si intreccia con le dinamiche geopolitiche della regione. A quanto pare, non è raro che i voli in partenza dall’India debbano tenere conto delle limitazioni imposte dalle relazioni tese con il Pakistan. In alcune circostanze, infatti, i velivoli non sono autorizzati a sorvolare lo spazio aereo pakistano, condizione che costringe i piloti a optare per rotte più lunghe e a imbarcare una quantità superiore di carburante. Questo, inevitabilmente, aumenta il peso dell’aereo al decollo e rende ancora più critica la necessità di una rincorsa adeguata. Alcuni comandanti che hanno già operato sulla tratta Ahmedabad-Londra hanno confermato di aver adottato, in passato, precauzioni specifiche, come iniziare la corsa di decollo da punti più arretrati della pista per assicurarsi qualche metro in più e massimizzare la sicurezza in fase di stacco. La scelta di decollare da una posizione più avanzata rispetto al normale, in questo contesto, appare non solo inconsueta, ma potenzialmente determinante per l’esito della tragedia.
Le indagini ufficiali dovranno ora chiarire se si sia trattato di un errore umano, di un malfunzionamento tecnico o di una combinazione di fattori aggravata dalle condizioni operative. Ciò che è certo, per ora, è che il disastro non potrà essere archiviato senza prima rispondere a una domanda cruciale: perché un aereo così pesante ha lasciato terra solo dopo aver percorso meno della metà della pista disponibile?


