“Io non fumo, mangio carne e bevo vino una volta a settimana, evito i dolci. Mi alleno in casa e corro sulla via Francigena. Sono a dieta perenne”: con queste parole, uno dei volti più amati della televisione per ragazzi degli anni Duemila descrive la sua vita semplice e ordinata, in netto contrasto con l’effervescenza del piccolo schermo. Il celebre presentatore, noto soprattutto per aver guidato per 16 anni uno storico programma (e 20 anni in azienda), torna a raccontarsi in occasione del debutto teatrale con lo spettacolo “Ieri, oggi e domani”, in scena dal 2 maggio al Teatro Manzoni di Milano, con repliche previste anche a Roma e Torino. Resta vivissimo nella memoria collettiva il suo entusiasmo contagioso, la voce squillante e quell’energia che ha accompagnato l’infanzia di tre generazioni.
Dietro al sorriso solare, però, si nasconde una ferita ancora aperta. L’ex conduttore Rai, infatti, racconta senza filtri il momento in cui è stato allontanato dalla televisione pubblica, in modo freddo e improvviso. “Mi è dispiaciuto tantissimo quando la Rai mi ha fatto fuori senza motivo”, rivela, riferendosi a quanto accaduto durante il Natale del 2019. “Mi aggiravo come uno zombie tra viale Mazzini e viale Clodio. Il direttore Carlo Freccero chiuse improvvisamente Cinque cose da sapere e La porta segreta. È stato uno choc”. Nessun avviso, nessun confronto. “Non l’ho mai nemmeno incontrato, né ricevuto una telefonata. È stato molto scorretto. Un direttore non dovrebbe poter cancellare programmi di divulgazione come se fossero palinsesto usa e getta”. Un licenziamento silenzioso, gestito con freddezza, che ha segnato profondamente chi per anni aveva dedicato la sua creatività alla televisione pubblica.

Giovanni Muciaccia, cosa fa ora per vivere
Il popolare volto del piccolo schermo, tuttavia, non si è arreso al silenzio imposto. Ha continuato a costruire la propria carriera fuori dal sistema televisivo tradizionale, portando avanti spettacoli sull’arte, partecipando a eventi e mantenendo saldo il legame con il pubblico che lo segue fin dagli esordi. “Vivo ancora di Art Attack. Ho un pubblico di tre generazioni che mi segue con affetto”, racconta. Eppure, la storia del programma che lo ha reso celebre non è cominciata come una creazione su misura per lui. “Mi contattarono nel 1998 per condurre l’edizione italiana del format della BBC. Giravamo a Londra, con colleghi da tutto il mondo. Nessuno capiva l’italiano: per gli stacchi dovevo mimare gli oggetti”. Quel contenitore educativo e creativo, inizialmente pensato come prodotto standardizzato, è diventato grazie a lui un successo personale e generazionale.

Il conduttore ha sempre scelto con attenzione i progetti da accettare, anche quando ciò significava rinunciare a visibilità e denaro. “Mi hanno offerto L’Isola dei Famosi quattro volte, ho sempre detto no: non si mangia! E poi non è un’esperienza professionale. Non giudico, ma chi accetta certi programmi spesso ha bisogno di soldi”. Parole che lasciano emergere una visione lucida del mondo dello spettacolo, maturata anche attraverso momenti difficili. “Negli anni ’90 ho toccato il fondo, vendetti anche la moto per vivere, ma ho imparato a risparmiare”. Oggi vive nella campagna romana, con la moglie Chiara Tribuzio e i figli Edoardo e Maria Vittoria. “Abbiamo prugne, olive, solo prodotti bio. Viviamo semplicemente”. La tranquillità, però, non ha spento il suo spirito avventuroso: “Faccio kite surf, e ho rischiato di morire tre volte. Una nel canale d’Otranto, due all’estero: non riuscivo a tornare a riva”.

Nel nuovo spettacolo “Ieri, oggi e domani”, Giovanni Muciaccia – finalmente nominato – racconta l’Italia che cambia, passando dall’infanzia alla tecnologia, toccando anche temi più attuali e complessi come l’intelligenza artificiale. “Il mondo mi preoccupa: la politica è uno show, i politici sono pupazzi di cartone. Ai miei figli insegno l’onestà e a godersi le piccole cose”. Quanto a un eventuale ritorno in tv, non lo esclude ma neanche lo rincorre: “Risponderei, ma non vivo in attesa. Ho imparato che nulla è eterno, neanche i successi. L’equilibrio è tutto”. Un messaggio sobrio ma profondo, che mostra come, anche lontano dai riflettori, si possa continuare a essere un punto di riferimento.


