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Marina Ovsyannikova giornalista

“È fuggita con la figlia”. La conduttrice ha fatto perdere le sue tracce: scomparsa da giorni

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L’immagine di Marina Ovsyannikova con in mano un cartello contro la guerra aveva fatto il giro del mondo: ma ora la giornalista è stata costretta a fuggire dalla Russia, inserita nel dal ministero dell’Interno nella lista dei ricercati. Era il 14 marzo 2022 quando, durante una trasmissione in diretta relativa all’invasione russa dell’Ucraina del 2022 nel programma di notizie serali Vremya, che ha avuto milioni di spettatori, è apparsa dietro la conduttrice di notizie, Ekaterina Andreeva, portando un poster che afferma in un mix di russo e inglese: “No alla guerra”.


Ovsjannikova inizialmente ha sostenuto Putin, ma le immagini della guerra in Ucraina hanno riportato alla memoria la guerra che ha vissuto da bambina in Cecenia. Aveva programmato di protestare vicino al Cremlino, ma in seguito ha deciso che non era molto utile. In breve, la trasmissione è stata interrotta. La registrazione del programma di notizie non era disponibile per il download, il che è raro per questo canale televisivo.

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Marina Ovsyannikova giornalista


Marina Ovsyannikova, la giornalista ‘no war’ in fuga dalla Russia


La protesta è stata insolita in quanto il programma gestito dallo stato non devia dalla linea del Cremlino di una “operazione militare speciale”, e agli spettatori non era stato precedentemente detto che l’invasione russa dell’Ucraina era una guerra. Maria era stata incriminata per la diffusione di false informazioni sulle forze armate russe e ad agosto era stata posta agli arresti domiciliari.

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Dai quali due giorni fa è fuggita, rendendosi irreperibile insieme alla figlia di 11 anni, come ha denunciato l’ex marito. In caso di condanna, Ovsyannikova rischia fino a 10 anni di carcere. Intanto la guerra sembra lontana dal trovare una soluzione. La Russia ha annunciato l’annessione dei territori sottratti all’Ucraina dopo i referendum ‘farsa’ non riconosciuti dalla comunità internazionale.

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I confini delle regioni, però, non sono chiari, come ammette il Cremlino. Secondo il portavoce Dmitry Peskov, le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk fanno parte della Russia entro i confini del 2014. Nelle regioni di Kherson e Zaporozhzhia, però, la questione dei confini sarà risolta nel corso di un’ulteriore confronto con la popolazione. Interrogato dai giornalisti, riferisce l’Interfax, Peskov non scioglie i nodi.

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