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La Terza guerra mondiale? C’è chi l’ha già prevista…

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Le parole di papa Francesco sull’inizio della Terza guerra mondiale non potevano passare senza riflessioni sullo stato delle relazioni internazionali. Negli ultimi tempi si è parlato di una sorta di ritorno della contrapposizione tra Est e Ovest, con la crisi ucraina. C’è poi la Cina comunista che “invade” economicamente i paesi occidentali e quelli in via di sviluppo. Diversi sono i punti di vista anche sul tipo di conflitto, per qualcuno esistente per altri solo potenziale. In parte è bellico con crisi regionali che vedono l’intervento delle grandi potenze a difesa dei propri interesse, in parte economico, quasi invisibile agli occhi della maggioranza della popolazione mondiale. Diversi sono i libri che propongono le varie teorie. Qualche esempio.

Mario Pirani, nel 2005 (È scoppiata la terza guerra mondiale? Le democrazie tra pacifismo e difesa, Mondadori, pp. 302, euro 9,80) parla dello spettro della guerra che si è riaffacciato sulla scena internazionale, assumendo tempi e modalità finora sconosciuti e provocando profondi mutamenti nella politica di difesa degli Stati, in particolare in quella dell’amministrazione americana che, sentendosi bersaglio privilegiato dei terroristi, ha imboccato, con il conflitto in Iraq, la via dell’intervento unilaterale. Gli strumenti della politica, della diplomazia, del dialogo sembrano impotenti di fronte a uno stato permanente di guerra, che si profila sempre più come un evento “normale”, con cui saremo destinati a convivere a lungo. È da questa constatazione che Mario Pirani prende le mosse per proporre una rilettura dei conflitti degli ultimi anni.

Sull’interpretazione economica è da segnalare la doppia opera di Elido Fazi. Prima con La terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l’euro Vol. 1 (2012, Fazi editore, pp. 127, euro 4,90) in cui l’autore risponde ad alcune interessanti domande. È vero che la crisi finanziaria di Wall Street del 2008 è stata peggiore di quella del 1929? Perché un finanziere come George Soros, uno che viene ancora oggi ricordato come “colui che spezzò la schiena alla Banca d’Inghilterra nel 1992”, dichiara che Lloyd Blankfein, il capo della Goldman Sachs, non è soltanto un uomo avido e poco illuminato, ma il “male assoluto”, come il nazismo e il comunismo? Cosa ne pensa Mario Monti, per anni consulente della Goldman Sachs? Soprattutto, possono gli Stati Uniti – che sono il paese più indebitato al mondo e il meno competitivo in assoluto se si guarda alla differenza tra importazioni e esportazioni – uscire dalla situazione economica in cui si trovano senza innescare una guerra? Perché il Presidente Obama ha firmato il 31 dicembre del 2011 una legge per punire qualunque organizzazione faccia transazioni con la Banca Centrale dell’Iran, che ha avuto l’ardire di aprire una Borsa del petrolio dove si tratta in euro e altre valute, ma non in dollari? Ecco alcuni dei temi affrontati in questo pamphlet, scritto di getto analizzando le cause più profonde della crisi americana e di quella europea in un contesto in cui si trovano alla ribalta gli interessi di paesi come la Cina e l’India.

Nel secondo volume La terza guerra mondiale? Chi comanda Obama o Wall Street? Vol. 2 (2012, Fazi editore, pp. 121, euro 4,90) Fazi riprende i fili del suo racconto sulla crisi economica del 2008 e ne spiega gli effetti e le conseguenze ancora in corso. L’analisi si concentra sulla figura di Obama, il quale, nonostante le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, ha privilegiato la continuità con il sistema di potere precedente, confermando l’establishment responsabile della crisi, legato a doppio filo al “sistema” Goldman Sachs.

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