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Il Muro di Berlino, 25 anni dopo. 5 curiosità su un capitolo fondamentale della storia

Venticinque anni dopo, a Berlino e nel resto dell’Europa, è ancora festa. I nostalgici della Germania Est sono ormai ridotti al 10 per cento e il sentimento di un Vecchio continente unito sotto la bandiera dell’Unione è ancora forte, nonostante qualche voce contraria ingigantita dalle difficoltà economiche che non risparmiano nessun angolo di un Occidente che, nonostante tutto, ha dimostrato di avere vinto la partita della libertà. Il Muro torna protagonista in questi giorni. Con racconti, riflessioni, analisi e qualche residua curiosità sul periodo della Guerra fredda. Eccone cinque, con un breve sguardo ai muri di oggi.

I muri erano due
In realtà si trattava di due muri, separati da un massimo di 150 metri. Tra loro c’era la famigerata “striscia della morte”, con cani, torri di guardia, proiettori, “allertatori”, fossato anticarro e guardie armate con ordine di sparare per uccidere. Questo bordo di 155 km circondava la democratica e capitalista Berlino Ovest, separandola dalla comunista Berlino Est e dalla campagna circostante della Germania Est. Un’altra barriera, con più di 1 milione di mine, fu eretta lungo il confine di 1.370 km circa tra Germania Est e Ovest

Il Muro non è caduto il 9 novembre
In realtà questa è una data simbolica. Quella notte e nelle settimane successive, le autorità della Germania Est rimossero pezzi del muro per creare più punti di passaggio tra Est e Ovest e un numero altissimo di persone, armate di martelli e scalpelli, presero a picconate il muro, portando a casa i propri pezzi. La demolizione ufficiale del muro iniziò un anno dopo, nell’estate del 1990.
Ci sono voluti quasi due anni per rimuovere tutte le fortificazioni di confine intorno a Berlino e quattro anni per smantellarle lungo l’ex confine tra Est e Ovest tedesco. La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, data designata per il “Giorno della riunificazione”.

(continua dopo la foto)

 


Si fuggiva anche da Ovest verso Est
Noto è che il flusso principale era dalla parte comunista a quella occidentale. Ma esisteva anche un flusso contrario. Nella Ddr funzionavano centri di accoglienza per chi scappava dall’Ovest. All’inizio degli anni Cinquanta la Ddr costruì baracche speciali per le persone che volevano ritornare e per chi da Ovest voleva trasferirsi nell’Est. Qui la Volkspolizei (la polizia della Ddr) e la Stasi controllavano l’identità delle persone perché era alto il rischio che si trattasse di spie occidentali che si fingevano persone desiderose di abbracciare il pensiero socialista. Si è calcolato che fra il 1949 e il 1989 siano state 600mila le persone che da Ovest si sono spostate a Est, la maggior parte fra il 1950 e il 1960, quindi prima della costruzione del Muro. Ma questa barriera non interruppe completamente il flusso.

Come si fuggiva da Est a Ovest
Prima della caduta del muro di Berlino furono numerosi i casi di tentativo di fuga, alcuni molto bizzarri, altri ingegnosi, banali e quasi efficaci. Quelli andati in porto furono circa 5.000. I morti furono oltre 200 durante  tentativi di passaggio “illegale” da Est verso Ovest. Spesso le guardie sparavano a vista, senza nemmeno pensare di catturare gli avventurieri. Tra questi, il primo caso una casalinga ottantenne che cercò di lanciarsi dal balcone di casa sua. Oppure lo spettacolare volo in mongolfiera di un uomo, riuscito ma morto all’impatto. O ancora bambini uccisi mentre scavalcavano la cortina, o il giovane colpito nella “striscia della morte” e lasciato lì a morire dissanguato. E non solo tra i civili: numerosi furono i casi di poliziotti che han tentato la fuga verso occidente, ma anche loro molto spesso uccisi dai loro stessi colleghi. Le persone fuggite dall’Est all’Ovest, dal 1945 al 1961, sono state in totale 3,6 milioni, con una media annuale di 225mila. Dopo la costruzione del Muro le persone fuggite sono state 616.751. Si fuggiva a piedi, nei primi mesi, approfittando dei punti non ancora completamente fortificati, attraverso tunnel scavati sotto il Muro, con automobili preparate per nascondere delle persone. Altri metodi di fuga usati erano i passaporti diplomatici falsi, mezzi militari pesanti, camion rinforzati, locomotive per sfondare i punti di passaggio, auto sportive molto basse per passare sotto le barricate. O anche aerei ultraleggeri, scivolando lungo i cavi elettrici, utilizzando una mongolfiera. E talvolta ci si rimetteva la vita.

I muri di oggi, ancora troppi
Le divisioni fisiche tra due paesi o addirittura all’interno di uno stesso paese sono decine nel mondo. Il più noto è la barriera di separazione israeliana definita, appunto, “barriera di sicurezza”. Si tratta di un sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002, ufficialmente per impedire il passaggio di palestinesi intenzionati a sovvertire la pace nel territorio israeliano con atti di terrorismo. Tra Stati Uniti e Messico una lamiera metallica sagomata altra tra i due e i quattro metri, è stata posta dal governo americano lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego, per impedire agli immigranti illegali di oltrepassare il confine statunitense. Altri tratti della barriera si trovano in Texas, Arizona e New Mexico. Un’altra barriera che da anni divide due nazioni che, per certi versi, possono far pensare alle due Germanie, è quella costruita al confine tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, all’altezza del 38° parallelo. Lunga 250 chilometri e larga circa 4, la zona demilitarizzata sarebbe attraversata, secondo la Corea del Nord, da un muro costruito dalla Corea del Sud. Esistono muri anche in India, che sta costruendo una recinzione lunga 4mila chilometri per separare il suo territorio dal vicino Bangladesh. Oltre 90 barriere dividono le comunità protestanti da quelle cristiane nella città di Belfast (Irlanda del nord). A Homs, in Siria, diversi quartieri hanno edificato delle barriere per difendersi dai loro vicini e preservare quel poco “benessere” che gli rimaneva prima del recente conflitto interno.


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