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Flotilla sotto attacco, esplosioni improvvise e gas

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Un viaggio che doveva essere un gesto di speranza si è trasformato in una notte carica di tensione, dove il mare non era più rifugio ma teatro di un braccio di ferro internazionale. Nessuno, tra chi era a bordo, poteva immaginare fino a che punto il silenzio delle onde sarebbe stato interrotto da qualcosa di ben più minaccioso.

La Global Sumud Flotilla, una spedizione di 43 barche partita con l’intento di portare aiuti a Gaza, ha vissuto ore di vero terrore al largo di Creta. Non si è trattato solo di un viaggio per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma di una traversata che ha messo a dura prova nervi e coraggio dei partecipanti.


Tutto è iniziato con un ronzio sempre più insistente sopra le teste degli equipaggi. Poi il caos: droni in volo, interferenze radio, musica assordante per bloccare le comunicazioni e infine il vero incubo – granate stordenti e ordigni carichi di gas urticante, lanciati sulle imbarcazioni più indietro della Flotilla. Urla, panico, giubbotti di salvataggio indossati in fretta e la paura che la situazione potesse degenerare da un momento all’altro.

Almeno sei barche sono state colpite durante l’attacco, tra cui la Otaria – con a bordo i parlamentari italiani Benedetta Scuderi e Marco Croatti – e la Karma di Arci, dove viaggiavano Annalisa Corrado e Arturo Scotto del Pd. La Zefiro ha subito danni gravi all’albero maestro, mentre altri equipaggi hanno riportato danni strutturali ancora da valutare.

 
 
 
 
 
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«Droni sopra di noi, conosciamo i rischi ma arriveremo a Gaza», ha raccontato Arturo Scotto subito dopo l’assalto. La portavoce italiana Maria Elena Delia parla di ordigni caduti a pochi metri dagli scafi e di danni che dovranno essere valutati, fortunatamente senza feriti. Dai social, l’attivista tedesca Yasemin Acar lancia l’allarme: «Siamo in acque internazionali, portiamo solo aiuti. Israele uccide e affama migliaia di persone, mentre i nostri governi restano complici».

Non è la prima volta che la Flotilla subisce pressioni. Solo pochi giorni fa, episodi simili avevano già colpito altre barche come la Familia Madeira e la Alma. Gli organizzatori non hanno dubbi: si tratta di intimidazioni violente e di una vera e propria “guerra psicologica”. Ma la determinazione non manca, e la spedizione continua.

Pressioni internazionali e rabbia social: la reazione dopo l’attacco

Dal palco dell’ONU a New York, il ministro Antonio Tajani ha chiesto a Israele di garantire la «tutela assoluta» per i parlamentari e i cittadini italiani presenti sulla Flotilla. «La Farnesina aveva già segnalato la necessità di operare nel rispetto del diritto internazionale», ha sottolineato Tajani, mentre in patria montano preoccupazione e polemiche.

La risposta di Israele è dura: la Flotilla sarebbe «organizzata da Hamas e destinata a servire Hamas». Viene proposto di consegnare gli aiuti al porto di Ashkelon, opzione rifiutata dagli attivisti, che denunciano come nella Striscia entrino meno di 70 camion al giorno contro un bisogno dieci volte superiore. La recente chiusura del valico con la Giordania rende tutto ancora più teso e drammatico.

Il botta e risposta non si è fatto attendere, mentre sul web si moltiplicano messaggi di solidarietà e richieste di intervento. Intanto, la Flotilla non si ferma: la sua sfida continua, tra speranza e paura, con lo sguardo rivolto a Gaza e il cuore sospeso per ciò che potrebbe ancora accadere.


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