Cannoni Nato puntati a Est. Ecco la (nuova) Guerra fredda

Una notizia positiva arriva da quello che spesso viene definito l’ultimo baluardo del comunismo paneuropeo, la Bielorussia di Lukashenko. Proprio Minsk – dove si sono riunite tutte le parti coinvolte e i rappresentanti dell’Osce – ha fatto sapere che l’Ucraina e i ribelli filorussi hanno firmato un protocollo di 14 punti che prevede la tregua nelle regioni orientali a partire dal pomeriggio di oggi. Il fronte occidentale, intanto, dopo lo show dell’irrequietezza post sovietica, sembra avere imparato la lezione e, al vertice della Nato in Galles, ha approvato la formazione di una nuova forza di risposta rapida per contrastare la minaccia della Russia in relazione alla situazione in Ucraina. Lo scopo è quello di mantenere una «presenza continua» nell’Europa orientale. In altri termini si tratterà di una unità militare che nasce con una consegna significativa: essere costantemente in allerta estrema in modo che possa entrare immediatamente in azione all’occorrenza.
Torna a essere strategico il confine orientale dell’Europa, come decenni addietro. Un muro che non c’è più ma che divide l’Occidente da quel blocco considerato invadente da chi sta dall’altra parte perché dagli anni Novanta, accordo dopo accordo, rosicchia potere a Mosca. Il “pronto intervento” atlantico sarà stanziato in nella ex orientale Polonia ed è stato proprio il presidente polacco Komorowski ad annunciare che la nuova squadra d’azione sarà composta da cinquemila soldati. E David Cameron aumenta la dose: «Siamo di fronte a pericoli nuovi e in evoluzione». Come a dire che, in fondo, il mondo come l’abbiamo studiato sui libri di scuola col prezzo in lire non è cambiato poi tanto, nonostante patti, accordi e comuni sfide globali.