“Greta e Vanessa partite per aiutare la rivoluzione”, ecco le intercettazioni


Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, semplici cooperanti? Non proprio, almeno stando alle informative dei carabinieri dei Ros. Nei documenti in possesso dei militari sono contenute delle intercettazione telefoniche che scottano. Riguarderebbero alcune conversazioni avute dalle due ragazze, tornate in Italia il 16 gennaio dopo 5 mesi di prigionia in Siria. Ebbene, dalle telefonate emergono contatti frequenti tra le giovani e alcuni militanti siriani residenti in Italia. Da qui i sospetti – secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano, che pubblica stralci dei dialoghi – sulle reali finalità del viaggio di Greta e Vanessa: aiutare sì i civili – soprattutto bambini – vittime della guerra civile che infuria in Siria, ma anche distribuire i “kit di salvataggio destinati ai combattenti islamisti anti-Assad”

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Le ragazze sarebbero quindi partite con l’intento di non restare neutrali rispetto al conflitto siriano, ma schierandosi apertamente “in favore della rivoluzione”. Una scelta che va contro le norme di comportamento comunemente adottate dalle organizzazioni umanitarie operanti in scenari di guerra. Troverebbe così una spiegazione anche la decisione di usare come simbolo del loro sito “la bandiera della rivoluzione”, schierandosi apertamente a favore di una delle parti in lotta. In questo modo, avrebbero messo a repentaglio la propria incolumità in Siria, finendo nel mirino dell’Isis. Greta e Vanessa, secondo questa ricostruzione, avrebbero quindi lavorato per  “offrire supporto al Free Syrian Army”, esercito di liberazione fiancheggiato dall’Occidente per contrastare l’Isis ma che nelle sue fila conterrebbe comunque frange di combattenti islamici vicini ad al Qaeda. 

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